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Per una critica del 68

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“Bernocchi l’ho conosciuto nella primavera del ’68. Era stato uno dei protagonisti della battaglia di Valle Giulia, che diede il via al Sessantotto. Era un leader, contestava la scuola di classe, la borghesia e il capitalismo, il ministro dell’Istruzione Gui, che dopo pochi mesi cadde. Bernocchi no, restò alla testa del movimento e da allora, sempre con le stesse idee, contestò e vide cadere 28 ministri della Pubblica istruzione, tra i quali due futuri presidenti della Repubblica, Scalfaro e Mattarella. Oggi Bernocchi è sempre lì, non ha mai cambiato idea, ha sempre guidato una sinistra molto radicale, anche negli ‘anni di piombo’, senza mai farsi sfiorare dalla lotta armata. Ha guidato i movimenti pacifisti, i no global, i Forum mondiali, ma è sempre rimasto anche un sindacalista e nelle lotte della scuola ha creato il suo regno. Oggi la politica è essenzialmente trasformismo. Piero Bernocchi è l’esatto opposto, in quasi mezzo secolo non si è spostato nemmeno di un centimetro. E’ uguale ad allora persino di aspetto, sfiora i settant’anni ma sembra un ragazzetto…Bernocchi ha perso tutte le battaglie. Però molto spesso aveva ragione. Forse aveva ragione quasi sempre (Piero Sansonetti, Il Garantista, 19 maggio 2015).

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