Biografia

Biografia

Ha partecipato da protagonista ai movimenti sociali italiani degli anni sessanta e settanta, a partire dal movimento del ’68 nell’Università di Roma, ad Ingegneria, nel Coordinamento delle Facoltà scientifiche e nella Commissione Lavoro Operaio. Tra i principali esponenti del movimento del ’77, è stato poi direttore di Radio Città Futura tra il 1979 e il 1985.

È il più noto rappresentante del sindacalismo di base e alternativo in Italia. Ha partecipato alla nascita dei Cobas Scuola, avvenuta nel 1987, ed è il portavoce dei Cobas della Scuola nonché della Confederazione COBAS,[1] che comprende, oltre ai Cobas della scuola, quelli della Sanità, del Pubblico Impiego e del Lavoro Privato.

È stato fin dall’inizio tra i protagonisti nelle attività dei Social Forum mondiale ed europeo contro la globalizzazione liberista (“noglobal”), a partire dalla prima edizione del Forum mondiale (WSF) a Porto Alegre nel 2001 e di quello europeo (ESF) a Firenze nel 2002, nonché tra i principali esponenti del movimento “noglobal” italiano, nato a Genova nelle giornate anti-G8 del luglio 2001. Di tali Forum è tuttora uno dei più autorevoli rappresentanti, e in particolare è membro del Consiglio Internazionale (IC) del Forum Sociale Mondiale (WSF).

L’attività politico-sindacale di Piero Bernocchi nei COBAS

Nel 1987, durante l’esplodere del movimento COBAS nelle scuole, Piero Bernocchi fa parte del Comitato di Base della sua scuola, il Duca degli Abruzzi di Roma. All’inizio del 1990 collabora strettamente con il Movimento studentesco universitario “della Pantera”, elaborando, all’interno della teoria dell’intellettualità di massa come soggetto conflittuale della rivoluzione informatica34, la prima analisi organica sul progetto capitalistico della scuola-azienda e dell’istruzione-merce, proponendo una stretta alleanza tra studenti e lavoratori/trici della scuola e dell’Università, nonché esponendo la teoria dell’integrazione tra attività politica, sindacale e culturale nelle aree conflittuali e anticapitaliste. Su tali basi inizia la sua partecipazione organica a livello nazionale nei COBAS della Scuola entrando nell’Esecutivo Nazionale e fonda il periodico In Movimento – che durerà sei numeri – nel quale dà una prima veste organica a tali impostazioni teoriche. Pubblica il suo quarto libro (dopo Le riforme in Urss, Movimento ’77, storia di una lotta e Capire Danzica, degli anni precedenti), Oltre il muro di Berlino, con la Erre Emme Edizioni.

1991    Il 3 gennaio pubblica sul quotidiano Il Manifesto un articolo35 che propone un programma organico per i lavoratori/trici della scuola e per gli studenti contro la scuola-azienda e l’istruzione-merce e nel contempo inizia a ridefinire e rifondare il modello COBAS, aggiungendovi, oltre al rifiuto del sindacalismo di mestiere, anche la teoria della fusione dell’attività sindacale con quella politica, culturale e sociale in un unico contenitore organizzativo. Lo scritto e le elaborazioni successive hanno notevole successo nelle aree conflittuali della scuola e Bernocchi entra a far parte dell’Esecutivo nazionale dei COBAS, di cui diviene nel giro di pochi mesi il rappresentante più significativo. Il 25 maggio dello stesso anno, nel corso dello sciopero nazionale COBAS, convocato insieme a Snals e Gilda, prende la parola nel comizio finale a nome dei COBAS36: e da quel momento diviene il referente principale dei mass media che lo intervistano e lo citano in occasione delle altre lotte nazionali, dallo sciopero degli scrutini di giugno contro la legge 146 (la legge anti-sciopero, detta anche anti-COBAS, elaborata da Gino Giugni  per ridurre drasticamente le possibilità di sciopero nei servizi pubblici), con l’intervento governativo che vieta la sciopero e i  COBAS che lo confermano37, a quelli nazionali orari dal 7 al 12 ottobre38 e dell’intera giornata del 22 ottobre (quando in piazza a Roma i COBAS e la Cgil si scontrano durante il comizio del segretario nazionale Cgil Cofferati)39 e del 6 dicembre.

1992   A febbraio, nella fase di preparazione dell’Assemblea Nazionale COBAS e durante essa, Bernocchi formalizza la proposta di definire i COBAS, in termini anche statutari, come “associazione che svolge al contempo attività politica e culturale e le funzioni che di consuetudine vengono definite sindacali40, nel tentativo di superare la dicotomia novecentesca tra attività politica e sindacale, evitando pure che i COBAS venissero identificati esclusivamente come un sindacato tra i tanti, seppur più conflittuale dei “concertativi”. La proposta viene approvata dall’Assemblea nazionale all’unanimità e segna la nascita del modello COBAS, come da quel momento verrà inteso, una rifondazione teorica e organizzativa che supera la fase di solo movimento conflittuale e rivendicativo, dando una prima solida base strutturale all’organizzazione, che pure deve fare i conti con le forti restrizioni delle libertà sindacali e di sciopero, conseguenti alla diffusione del modello COBAS anche in altri comparti (ferrovie, trasporti, industria ecc.). Nel corso del 1992, Bernocchi è alla testa di numerose manifestazioni nazionali dei COBAS, da quella durante lo sciopero generale scuola del 14 marzo41 contro il contratto-truffa siglato dai confederali allo sciopero degli scrutini, vietato da un’ordinanza ministeriale che però i militanti COBAS decidono di non rispettare42, passando poi dalla manifestazione nazionale43 del 17 giugno al Parlamento, dal corteo sotto le sedi Cgil, Cisl e Uil in agosto44 per protestare contro l’accordo sul costo del lavoro, fino alla grande manifestazione del 2 ottobre a Roma (la più rilevante di una serie di proteste contro l’accordo del 31 luglio sul costo del lavoro, in quello che verrà definito “l’autunno dei bulloni”, scagliati ripetutamente dai manifestanti contro i palchi dei comizi confederali), quando decine di migliaia di lavoratori dei COBAS e altri sindacati conflittuali, durante lo sciopero della Scuola e del Pubblico Impiego convocato anche da Cgil, Cisl e Uil, tentano di raggiungere il comizio finale dei confederali a P. S. Giovanni, scontrandosi prima con il servizio d’ordine della Cgil e poi con la polizia che carica violentemente ll corteo stesso. Nel corso della più violenta tra le cariche di polizia, Bernocchi viene ferito alla testa e ricoverato d’urgenza in ospedale45.

1993  Tra gennaio e marzo, Bernocchi effettua un braccio di ferro con la sinistra Cgil per i referendum sull’art.19 dello Statuto dei lavoratori che, se vinto con certe modalità, potrebbe restituire ai sindacati alternativi una ben maggiore democrazia sindacale46. Nell’aprile 1993, pubblica il suo quinto libro “Dal sindacato ai COBAS”47 in cui dà piena forma alla sua elaborazione sulla riunificazione della conflittualità politica, sindacale, sociale e culturale, in un quadro più ampio di analisi del moderno capitalismo e in particolare del ruolo dello Stato, del capitalismo di Stato e della borghesia di Stato, concetto quest’ultimo che trova piena descrizione nel testo. Nel libro si comincia a delineare anche un’innovativa teoria sulle coalizioni e alleanze tra diversi settori sociali e diverse forme organizzative. La pubblicazione del libro è accompagnata da un vasto ciclo di presentazioni nelle principali città, che ottengono un notevole riscontro e che si protrarranno fino alla fine dell’anno, affiancandosi allo sciopero generale dei COBAS e di altri sindacati di base dell’11 giugno contro il programma economico e sociale del governo Ciampi, e quelli successivi della scuola del 25 settembre e del 12 novembre..48

1994   La vittoria clamorosa e netta del centrodestra (Lega Nord, Forza Italia e Alleanza nazionale) guidato da Silvio Berlusconi nelle elezioni del 27-28 marzo, con il conseguente vistoso sbandamento del centrosinistra guidato dal PDS, inducono Bernocchi ad accelerare una proposta già in gestazione e cioè che i COBAS si facciano promotori di una grande coalizione politico-sindacale e sociale della sinistra antagonista e alternativa contro le destre al governo e in aperta conflittualità anche con il centrosinistra. La proposta è approvata in primo luogo dai COBAS (sia della scuola sia dei comparti che nel frattempo avevano costituito un Coordinamento COBAS) e poi da centinaia di strutture sociali, sindacali e politiche che danno vita nel maggio 1994 alla Convenzione della sinistra di base, autorganizzata e anticapitalista49, della quale Bernocchi è nominato portavoce nazionale. Le forze della Convenzione partecipano massicciamente alle grandi manifestazioni contro il governo Berlusconi che si svolgono in maniera decentrata il 25 aprile e il 1° maggio, nonché a quella del 29 maggio della scuola50 che porta in piazza a Roma un centinaio di migliaia di persone, e allo sciopero generale dei sindacati di base del 14 ottobre. A novembre si svolge la seconda sessione della Convenzione, aperta da una relazione del portavoce Bernocchi51, che stabilisce alcune più precise regole di funzionamento.

1995 Ma, a sorpresa, il 17 gennaio il governo Berlusconi cade, per il ritiro della Lega dall’alleanza, e viene sostituito dal governo Dini, appoggiato dal centrosinistra. Progressivamente si allentano le iniziative unitarie della sinistra antagonista e, dopo un paio di altre assemblee nazionali52, anche la Convenzione della sinistra di base perde di consistenza e di convinzione e va esaurendosi. Comunque Bernocchi, divenuto oramai la figura più rappresentativa dell’intera area del sindacalismo di base italiano, è in prima fila nei numerosi scioperi della scuola e generali contro il contratto scuola siglato dai confederali, che vede un vasto movimento di opposizione in grado anche di bloccare gli scrutini di giugno53, ma anche contro la riforma delle pensioni del governo Dini, ed è tra i promotori principali del referendum per l’abrogazione “secca” dell’art.19 dello Statuto dei lavoratori che provocherebbe – se vincente – l‘estensione degli spazi di rappresentanza dei sindacati alternativi e che viene sconfitto solo per poche migliaia di voti (49,95% contro 50,05%), con forti sospetti di brogli nelle regioni a più forte presenza confederale (Toscana ed Emilia Romagna). Nell’Assemblea nazionale COBAS dell’8 ottobre viene formalizzato ufficialmente quello che di fatto era già nella sostanza e nella convinzione generale degli ambienti del sindacalismo e della sinistra alternativa, nonché dei vari mezzi di informazione: viene istituita nei COBAS la carica di portavoce nazionale, assegnata a Bernocchi.

1996   Ancheil 1996 è segnato da vari scioperi e manifestazioni nazionali condotte dai COBAS con alla testa il portavoce Bernocchi, dallo sciopero degli scrutini di gennaio alla manifestazione nazionale a Roma per il contratto del 10 febbraio54, a quelle del 9 giugno55 contro il progetto di una Legge di parità che metta sullo stesso piano scuola pubblica e privata, e a quelle, accompagnate da scioperi generali o della scuola, del 26 ottobre56 e dell’11 dicembre.

1997  In occasione del ventennale del movimento del 1977, di cui Bernocchi è stato uno dei principali protagonisti, pubblica il suo sesto libro Dal ’77 in poi57, nel quale, oltre a ripercorrere i passaggi fondamentali di quel movimento, analizza anche gli sviluppi della conflittualità politica, sociale e sindacale della sinistra antagonista italiana nei successivi venti anni. La pubblicazione del libro è accompagnata da decine di presentazioni e di dibattiti con altri protagonisti dell’epoca e con i nuovi “antagonisti” degli anni ’9058. Il 1997 è anche l’anno in cui inizia il conflitto contro i progetti del governo Prodi (di centrosinistra) e del ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer, intenzionato, con la sua “riforma” e con l’introduzione della cosiddetta “autonomia scolastica”, ad accelerare il processo di aziendalizzazione della scuola pubblica e di parificazione con la scuola privata. Contro il governo Prodi, la riforma Berlinguer e il progetto di parità scolastica, Bernocchi riesce a costruire un fronte ampio di forze a partire dai sindacati di base, che danno vita a scioperi e manifestazioni nazionali il 4 giugno59 e il 4 luglio60. Il 29 settembre, poi, a seguito della legge Bassanini, che riduce ulteriormente gli spazi di democrazia sindacale colpendo in particolare il sindacalismo alternativo e conflittuale, Bernocchi, insieme ad un gruppo di COBAS e di altri sindacati di base occupa per alcune ore il Ministero della Funzione Pubblica gestito da Bassanini. L’occupazione del Ministero termina con l’arresto di Bernocchi e di altri/e protagonisti dell’occupazione che però vengono rilasciati dopo alcune ore61. L’alleanza tra COBAS, RdB, Cub e altri sindacati minori dà vita a due giornate di protesta, con manifestazioni nazionali o regionali e sciopero di tutte le categorie, il 18 ottobre62 e il 28 novembre63 contro la Finanziaria del governo Prodi, la legge Bassanini, il blocco dei pensionamenti nel Pubblico Impiego e nella scuola, i finanziamenti alle scuole private e il pacchetto Treu che estende il campo del lavoro precario. 

1998   L’anno è fortemente segnato dal conflitto contro il il ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer e i progetti di autonomia scolastica, di riforma dei cicli e di parità tra scuola pubblica e privata, con finanziamento statale di quest’ultima. In particolare su questo ultimo tema, i COBAS sono la punta avanzata di un vasto fronte sindacale, politico e sociale, che si batte per bloccare la parità scolastica con scioperi e manifestazioni nazionali molto partecipati il 1 marzo, il 30 maggio, il 18 novembre e il 19 dicembre. In queste occasioni Bernocchi ottiene una notevole visibilità mediatica per i COBAS, mentre a lato di questi conflitti, in occasione del trentennale del movimento ’68, presenta in decine di città il suo ultimo libro Per una critica del ‘68.64

1999   I conflitti contro la parità e i finanziamenti alle scuole private (che coinvolgono anche la legge Rivola che intende introdurre la parità in Emilia e Romagna), si intensificano nel 1999,con punte di grande visibilità di piazza il 27 febbraio a Bologna contro la legge Rivola, con gli scioperi COBAS  del 19 marzo (che apre pure lo scontro con il governo sul nuovo contratto per la scuola ove Berlinguer intende inserire tutti i meccanismi aziendalizzanti e gerarchizzanti del suo progetto “riformatore”) e del 29 ottobre e con la manifestazione nazionale contro la parità dell’11 dicembre con molte decine di migliaia di persone a Roma. In questa fase Bernocchi rappresenta mediaticamente la figura più visibile nell’opposizione a questi provvedimenti e alla politica scolastica governativa; e a tale visibilità si aggiunge quella ottenuta durante il conflitto politico che i COBAS, insieme ad altre forze del sindacalismo di base, ingaggiano contro il governo D’Alema (che aveva sostituito il governo Prodi con un “rimpasto” interno al centrosinistra) per la guerra in Jugoslavia a cui partecipa anche l’Italia. Notevoli le manifestazioni contro la guerra che si svolgono a partire dal 27 marzo e proseguono ad aprile e maggio, culminando nello sciopero generale indetto da COBAS e altre forze il 13 maggio. Il 1999 è anche l’anno di fondazione della Confederazione COBAS (denominata statutariamente COBAS – Confederazione dei Comitati di Base), nata dalla fusione dei COBAS della scuola con il Coordinamento COBAS presente nel Pubblico Impiego, nella Sanità e nel Lavoro privato. Bernocchi ne è nominato portavoce, mantenendo anche la stessa carica nei COBAS della scuola.

2000   E’ un anno di grande rilievo nel conflitto tra i COBAS e la gestione governativa della scuola pubblica. Il cuore dello scontro riguarda quello che Bernocchi e i COBAS definiscono, diffondendo questo termine in tutti i mezzi di informazione, il concorsaccio del ministro Berlinguer, che intende instaurare una gerarchia tra i docenti imponendo una figura di super-professori (il 20% della categoria) premiati con 6 milioni in più l’anno e scelti mediante un concorso a quiz. La protesta COBAS si diffonde rapidamente e il 24 gennaio65 un gruppo di militanti COBAS, tra i quali Bernocchi, occupa per parecchie ore il Ministero della Pubblica Istruzione chiedendo l’immediata revoca del “concorsaccio” e ottenendo una grande visibilità mediatica. Ma l’acme del conflitto viene raggiunto il 17 febbraio66, grazie allo sciopero nazionale della Scuola, indetto da COBAS e Gilda con la più alta partecipazione (intorno al 65%) di tutta la storia della scuola della Repubblica, e con una enorme manifestazione nazionale (circa 100 mila persone) a Roma, indetta dai COBAS che giungono fino al MIUR, concludendo con un comizio di Bernocchi che chiede, tra l’entusiasmo generale, l’immediata revoca del “concorsaccio” e le dimissioni di Berlinguer. Nei giorni successivi il “concorsaccio” viene sospeso ma il governo e Berlinguer rilanciano il progetto di parità scolastica tra scuola pubblica e privata. Il 18 aprile dopo la sconfitta nelle elezioni regionali, si dimette il governo D’Alema e con esso il ministro Berlinguer. Il nuovo governo, sempre di centrosinistra e guidato da Giuliano Amato, nomina come ministro della Pubblica Istruzione Tullio De Mauro. I COBAS rinviano lo sciopero generale della scuola al 30 maggio67per la cancellazione definitiva del “concorsaccio”, per la distribuzione egualitaria dei fondi e per l’annullamento del progetto di Parità scolastica e lo effettuano insieme alla Gilda con quattro manifestazioni interregionali, mentre il 12-13 giugno sugli stessi obiettivi svolgono uno sciopero degli scrutini finali insieme ad alcuni sindacati di base. Il 16 ottobre68sciopero nazionale della Scuola contro la “riforma dei cicli”, per il contratto scuola e il salario europeo, indetto dai COBAS. Scioperano anche Cgil-Cisl-Uil-Snals e Gilda e altri sindacati di base. Cinque manifestazioni a livello nazionale: a quella di Roma, indetta da COBAS e Gilda. partecipano circa 50 mila persone. Il 7 dicembre69sugli stessi obiettivi un altro sciopero indetto dai COBAS e da altri sindacati di base: A Roma in piazza con i COBAS circa 15 mila persone. Come nelle precedenti occasioni, Bernocchi tiene il discorso finale delle manifestazioni e segna anche un salto di visibilità massmediatica: in particolare aumentano decisamente le sue partecipazioni a trasmissioni televisive, oltre alla sua costante presenza negli articoli della stampa italiana.

2001   Dal 25 al 30 gennaio70 si svolge il primo Forum Sociale Mondiale (FSM o WSF) a Porto Alegre (Brasile) con la partecipazione di una folta delegazione COBAS e di Piero Bernocchi, che svolge un ruolo molto importante, insieme ad altri membri della delegazione italiana, per attirare l’attenzione generale del Forum sul G8 che si svolgerà in estate a Genova. A livello nazionale tra il 20 e il 30 marzo71 vasta mobilitazione degli studenti dell’Università di Roma contro l’aumento delle tasse universitarie e la Riforma Zecchino, con la partecipazione dei COBAS che, tramite il Bernocchi, presente assiduamente alla mobilitazione, riescono a realizzare l’unità tra docenti della scuola e studenti universitari per lo sciopero nazionale COBAS del 31 marzo72 quando  20 mila docenti, ATA e studenti manifestano a Roma contro la “riforma dei cicli” e la Zecchino. Il 13 maggio il centrodestra vince le elezioni politiche nazionali, nasce il secondo governo Berlusconi, Letizia Moratti è nominata ministra della Pubblica Istruzione e, come primo atto, cancella la “riforma” di Berlinguer. Dal 16 al 22 luglio73 a Genova si svolge il controvertice anti-G8 organizzato dal Genoa Social Forum (GSF), alleanza di centinaia di strutture sociali, sindacali e politiche antiliberiste. Nasce il movimento altermondialista (“no global”) italiano, con una rilevante partecipazione dei COBAS, nonché di centinaia di migliaia di persone alle giornate di Genova.  L’uccisione di Carlo Giuliani, le violenze poliziesche alla scuola Diaz e le torture della caserma Bolzaneto, nonché la grande partecipazione alle manifestazioni, portano il controvertice all’attenzione mondiale. Piero Bernocchi fa parte del gruppo dei portavoce del GSF ed è, insieme ad Agnoletto e Casarini, l’esponente del GSF più in vista e al centro dell’attenzione di stampa e TV. L’11 settembre i terrificanti attentati di Al Qaeda che distruggono le Twin Tower creano uno shock di dimensioni universali, che in Italia in particolare spiazza il nascente movimento dei Social Forum. Mentre gli Stati Uniti si preparano all’invasione dell’Afghanistan, considerato la “culla” di Al Qaeda, Bernocchi, nella riunione di emergenza dei portavoce del GSF, propone l’immediata mobilitazione dei Forum cittadini che si realizza nei giorni seguenti. Il 27 settembre74 a Napoli assemblea nazionale dei Social Forum e manifestazione contro la guerra, con notevole partecipazione dei COBAS: almeno 15 mila persone in piazza. Il 7 ottobre gli Stati Uniti e la NATO iniziano l’invasione dell’Afghanistan. Manifestazioni immediate in tutta Italia. Il 20-21 ottobre75nell’Assemblea nazionale dei Forum Sociali a Firenze, Bernocchi, a nome dei COBAS, propone lo scioglimento del Genoa Social Forum e del Coordinamento dei suoi portavoce, nonché di organizzare una grande manifestazione nazionale a Roma il 10 novembre per il ritiro delle truppe della NATO dall’Afghanistan. Entrambe le proposte vengono approvate per acclamazione. Il 31 ottobre76sciopero generale della Scuola contro la politica scolastica della ministra Moratti e del governo Berlusconi, indetto dai COBAS e con la partecipazione di molte  strutture “no global”. Circa 40 mila persone in corteo a Roma, Bernocchi conclude il comizio finale. Il 10 novembre77 alla manifestazione nazionale contro la guerra a Roma, 120 mila persone, di cui circa un quarto dietro gli striscioni dei COBAS. Alla fine del corteo, Bernocchi propone uno sciopero generale contro la guerra nel mese di dicembre che si svolge il 14 dicembre78con notevole successo, promosso dai COBAS e da altri sindacati di base, con 50 mila persone in corteo a Roma.

2002   Dal 31 gennaio al 5 febbraio79 si svolge a Porto Alegre il 2° Forum Sociale Mondiale (FSM o WSF), circa 60 mila partecipanti e quasi cinquemila organizzazioni. Tra le varie decisioni, rilevante quella di dare l’avvio al Forum Sociale Europeo (FSE) che Piero Bernocchi per i COBAS e Raffaella Bolini per l’ARCI, entrati a far parte del Consiglio Internazionale (CI) del FSM, propongono si tenga in Italia e probabilmente a Firenze. Malgrado l’opposizione della delegazione francese, sull’onda del grande rilievo mondiale dell’antiG8 di Genova, la proposta di Bernocchi e Bolini viene approvata con larghissimo consenso. Il 15 febbraio80 sciopero generale di tutto il lavoro dipendente contro le politiche del governo Berlusconi e la riforma Moratti della scuola e in difesa dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, indetto da COBAS e RdB-CUB. Corteo a Roma di circa 150 mila persone, di cui circa un terzo della scuola. Grande visibilità dei COBAS e di Bernocchi in particolare, in apertura di tutti i telegiornali e nelle prime pagine dei principali quotidiani il giorno dopo. Il 2 marzo81 a Bologna Assemblea nazionale del movimento “no-global” con all’ordine del giorno la decisione, uscita dal FSM, di organizzare il primo Forum Sociale Europeo in Italia. Bernocchi e Bolini confermano la proposta fatta a Porto Alegre che il FSE si svolga a Firenze nell’autunno 2002. Il 9 marzo a Bruxelles prima assemblea preparatoria del FSE che si terrà in Italia. La delegazione italiana (con Bernocchi e Bolini che impostano l’Assemblea) propone una struttura decisionale assembleare. Forte resistenza da parte di alcuni membri del Consiglio Internazionale (CI) del FSM, che vorrebbero un controllo centralizzato, sul modello di Porto Alegre. Prevale comunque la proposta italiana. Il 19 marzo82 le Brigate Rosse uccidono Marco Biagi, consulente del governo Berlusconi ed estensore del “Libro Bianco” sul lavoro. Campagna di stampa e governativa contro i COBAS (e Bernocchi in particolare) e il sindacalismo di base, accusati di essere gli ispiratori dell’attentato. Il 23 marzo enorme partecipazione alla manifestazione della CGIL a Roma in difesa dell’art.18. Il segretario generale Cofferati rifiuta di dare la parola ad un esponente del movimento “no-global” e i COBAS decidono di non partecipare al corteo ma convocano, insieme al restante sindacalismo conflittuale, lo sciopero generale il 16 aprile83: otto manifestazioni regionali e almeno 500 mila scioperanti. Il 21 aprile  riunione del Coordinamento italiano per la preparazione del FSE. Viene definitivamente accettata la proposta presentata da Bernocchi e Bolini di svolgere il Forum a Firenze a novembre. Dal 19 al 21 luglio84 a Genova tre giorni di dibattiti e di iniziative ad un anno dall’antiG8 del luglio 2001. 80 mila persone nel corteo conclusivo, almeno cinquemila nel pezzo COBAS. Il 1 ottobre presentazione ufficiale, con una conferenza-stampa aperta da Bolini e Bernocchi, della prima edizione del FSE che si terrà a Firenze dal 6 al 10 novembre. Il 19 ottobre incontro a Firenze per la gestione del FSE tra il prefetto Serra e una delegazione del Forum. Il prefetto, avendo avuto conflitti con il MAT (Movimento Antagonista Toscano), alleato dei COBAS, chiede la presenza all’incontro di Bernocchi, al quale Serra chiede garanzie sulla gestione del Forum, impegnandosi a non chiudere le frontiere ai manifestanti esteri. Il 22 ottobre conferenza-stampa a Roma dei rappresentanti del FSE contro le minacce del Ministero degli Interni, motivate dall’arrivo di presunte organizzazioni “a rischio” e da un ipotetico conflitto tra COBAS e Disobbedienti che provocherebbe l’ingestibilità del Forum stesso. Bernocchi per i COBAS e Fratoianni per i Disobbedienti smentiscono ogni conflitto e sottolineano che sarebbe invece il blocco delle frontiere a creare grandi tensioni85. Il 23 e 29 ottobre altri due incontri della delegazione FSE e il prefetto Serra, che si concludono positivamente: niente blocco delle frontiere e autorizzazione per tutte le iniziative di piazza del FSE. Accordo anche per la manifestazione che i COBAS gestiranno davanti alla base USA di Camp Darby: Bernocchi ribadisce a stampa e TV l’assoluta pacificità del corteo e smentisce le assurde voci sulle intenzioni dei COBAS di “occupare” la base militare86. Il 4 novembre  conferenza-stampa di Piero Bernocchi per presentare la manifestazione di Camp Darby che si terrà il 6 novembre, giorno di apertura del Forum. Massiccia presenza di giornalisti, per i timori di incidenti diffusi da quasi tutti i mezzi di informazione e dal ministro degli Interni Pisanu che ha definito l’iniziativa “ad alto rischio”. Bernocchi ribadisce il carattere assolutamente pacifico della manifestazione87. Il 6 novembre cinquemila persone sfilano fino alla base militare USA in maniera pacifica, alla presenza di un numero enorme di TV e giornalisti in attesa di incidenti che non arrivano. Nel comizio finale Bernocchi spiega che i COBAS hanno così voluto denunciare il ruolo aggressivo e imperialista degli USA e le inaccettabili servitù militari imposte all’Italia88. Il 9 novembre manifestazione conclusiva del FSE con oltre 500 mila partecipanti89. Il corteo è aperto dai principali esponenti europei del FSE, tra i quali Piero Bernocchi. I COBAS e il MAT formano la prima parte strutturata del corteo, con alcune decine di migliaia di militanti e simpatizzanti. Il 10 novembre si svolge l’assemblea di chiusura del FSE. Tra le proposte finali, spicca quella presentata da Piero Bernocchi e da Raffaella Bolini di effettuare uno sciopero generale europeo con l’obiettivo di portare in piazza in tutta Europa almeno 10 milioni di persone il 15 febbraio 200390, contro la minacciata invasione dell’Iraq. La proposta viene approvata per acclamazione. Il 15 novembre  20 esponenti del movimento “no global”, tra i quali 6 militanti COBAS, vengono arrestati con l’accusa di aver organizzato gli scontri a Genova91. Immediata mobilitazione generale di protesta in tutta Italia per l’immediata scarcerazione dei 20, che avviene il 3 dicembre. Il 7 e 8 dicembre a Parigi prima Assemblea preparatoria per il 2° Forum Sociale Europeo che si terrà nel novembre 2003 nella capitale francese. La delegazione italiana gestisce l’ordine del giorno (alla presidenza Bernocchi, Bolini, Muhlbauer) centrato sul bilancio molto positivo del Forum di Firenze. Viene riconfermata l’indizione della giornata europea contro la guerra del 15 febbraio 2003, che ci si impegna a proporre, affinché diventi giornata mondiale, al prossimo FSM di Porto Alegre.

2003   Il 9 gennaio il Secolo XIX di Genova pubblica foto di due militanti COBAS Giacomo Mondovì e Simona Cerroni vicini ad alcuni cosiddetti “black bloc” durante gli scontri del 20 luglio 2001 a Genova, sostenendo che i due avrebbero diretto i BB negli scontri. Mondovì e Cerroni, insieme a Bernocchi, effettuano una conferenza-stampa a Genova in cui denunciano la montatura giudiziaria92. Il 14 gennaio, invitati alla trasmissione TV di “Porta a Porta”, Bernocchi e Mondovì ridicolizzano la campagna anti-COBAS. Gli altri ospiti in studio (La Russa, Angius, D’Onofrio) e il conduttore Bruno Vespa devono prendere atto dell’insostenibilità delle accuse. Il 21 e 22 gennaio  a  Porto Alegre il terzo Forum sociale mondiale è preceduto dal Consiglio Internazionale (CI) che fa il punto sull’andamento del FSE di Firenze e sulla proposta di far diventare il 15 febbraio 2003 giornata mondiale contro la annunciata invasione USA dell’Iraq. Bernocchi, a nome del Coordinamento italiano inserito nel CI, relaziona sul FSE e propone che il 15 febbraio 2003 sia Giornata Mondiale contro la guerra. Il 23 gennaio inizia il FSM di Porto Alegre con una manifestazione di piazza con circa 100 mila presenze93. Molto folta la delegazione italiana, in corteo i segretari generali della Cgil e della Fiom, Epifani e Rinaldini, marciano insieme ai COBAS, ai Disobbedienti, ad ARCI e PRC. Assemblea della delegazione italiana, gestita da Bernocchi, Bolini e Agnoletto. Il 28 gennaio si conclude il FSM con l’Assemblea dei Movimenti sociali, che approva la proposta italiana, presentata da Bernocchi, di rendere il 15 febbraio Giornata mondiale contro la guerra con manifestazioni in tutte le capitali94. Il 7 febbraio a Bruxelles seconda assemblea preparatoria del FSE di Parigi. La delegazione italiana (Bernocchi, Bolini, Mecozzi) relaziona sul FSM e sulla imminente mobilitazione mondiale del 15 febbraio. Il 15 febbraio oltre ogni previsione la partecipazione italiana e mondiale alla giornata contro l’imminente guerra all’Iraq95. A Roma viene diffusa la cifra di tre milioni di partecipanti, anche se la valutazione più realistica è di circa la metà, il che la rende comunque la più grande manifestazione nell’Italia del dopoguerra. Sbalorditiva la partecipazione mondiale: un migliaio di cortei nelle principali città, per una cifra globale di manifestanti di molte decine di milioni:  “il corteo più globale della storia”, scrive il New York Times, che giudica il Movimento la “seconda potenza mondiale”. Iperbole eccessiva, però nella storia dell’umanità non si ha traccia di una giornata di protesta di queste dimensioni. Il corteo di Roma, aperto dallo striscione “Fermiamo la guerra senza se e senza ma” e sostenuto dai leader del movimento (tra i quali Bernocchi e Bolini che avevano lanciato la proposta della giornata), straripa in tutta la città. Il 2 marzo scontro a fuoco su un treno tra agenti di polizia e due esponenti delle Nuove Brigate Rosse, Nadia Lioce e Mario Galesi, considerati responsabili dell’uccisione del giurista Massimo D’Antona nel 1999. Galesi resta ucciso nella sparatoria. Il 9 marzo pesante provocazione del quotidiano Libero contro Bernocchi a cui vengono dedicate le prime tre pagine del giornale per dimostrare presunti legami con Galesi96. Forte protesta dei COBAS e del Coordinamento italiano FSE. Il 20 marzo  nella notte, inizia l’invasione dell’Iraq da parte dell’esercito USA e degli alleati, italiani compresi. Immediata reazione di forte protesta in Italia, Europa, Stati Uniti. In molte città italiane, si susseguono manifestazioni di centinaia di migliaia di persone. I COBAS danno copertura ai lavoratori/trici che scioperano contro la guerra97. Il 22 marzo a Roma il centrosinistra dell’Ulivo contrappone alla manifestazione già decisa da tempo dal FSE e dalla rete “Fermiamo la guerra” una iniziativa a P. del Popolo: circa 70 mila nel corteo con COBAS e Disobbedienti, non più di 15 mila nella manifestazione del centrosinistra98. I COBAS indicono, insieme ad altri sindacati di base, lo sciopero generale in Italia per 2 aprile: circa un milione di scioperanti, oltre 150 mila in piazza in 16 città99. Il 12 aprile grande manifestazione nazionale a Roma per il “cessate il fuoco” in Iraq e il ritiro delle truppe, indetta dal movimento “no global” e “no war”: 500 mila persone invadono la zona del Circo Massimo100. Il 24 aprile a Berlino Assemblea per la preparazione del FSE di Parigi. Si fa il punto sulla mobilitazione europea contro la guerra sulla base di una relazione di Piero Bernocchi, essendo l’Italia considerata l’avanguardia europea di questa lotta. Dal 4 al 6 settembre tre giorni a Riva del Garda contro il vertice dei ministri dell’UE che decide sulla Costituzione europea. Nei dibattiti forti polemiche da parte di COBAS e Disobbedienti contro la volontà espressa dal segretario PRC Bertinotti per un accordo di governo con il centrosinistra. Il 24 ottobre i COBAS scioperano contro il governo Berlusconi e convocano una manifestazione nazionale a Roma con 30 mila in corteo101. E dal giorno dopo fino al 5 novembre forte attacco di stampa e TV ai COBAS accusati di solidarizzare, durante la manifestazione, con le Brigate Rosse102 per l’arresto di alcuni loro esponenti, mescolati con militanti estranei alle BR. La provocazione culmina in un’intervista di Repubblica a Piero Bernocchi103, il cui titolo travisa pesantemente il contenuto, al seguito di una aspra polemica tra Bernocchi e Casarini, da una parte, e Sergio Segio, ex-leader di  Prima Linea, dall’altra, che denuncia una presunta collusione con le BR nel movimento no-global e nel sindacalismo di base. La polemica tiene banco fino al 5 novembre quando in una trasmissione di Porta a Porta, Bernocchi smonta la provocazione senza che gli altri ospiti (Brutti, Cicchitto e Sacconi) o il conduttore Bruno Vespa riescano a replicare. 12-16 novembre: il secondo FSE inizia a Parigi il 13104, ma alla vigilia arriva la notizia dell’attentato in Iraq alla caserma dei carabinieri a Nassiriya con 17 morti tra i militari. Alla delegazione italiana Bernocchi propone di manifestare all’Ambasciata italiana per chiedere il ritiro delle truppe. 200 persone davanti all’Ambasciata vengono caricate dalla polizia. Poco dopo, però, una delegazione con Bernocchi viene ricevuta dall’ambasciatore. Il giorno dopo, inizia il Forum: gli iscritti/e superano le 40 mila unità. Notevole presenza italiana, oltre 3000 persone. La Plenaria più partecipata (4 mila persone) è quella sul rapporto tra i partiti e il movimento altermondialista, con Olivier Besancenot, segretario della LCR, Marie-George Buffet, segretaria del PCF, Piero Bernocchi e Elio di Rupo, ex-ministro belga, socialista. Nell’Assemblea finale Bernocchi propone di manifestare contro la guerra il 20 marzo 2004, anniversario dell’invasione dell’Iraq e di assegnare a Inghilterra (2004) e Grecia (2005) le prossime edizioni del FSE. Le proposte sono accolte.

2004  Il 16 gennaio  esce, ed ha ampia circolazione sulla stampa che parla di “spaccatura” nel movimento no global, il documento Di fronte al potere violento non basta dirci non-violenti”, polemico nei confronti delle componenti del movimento legate al centrosinistra ma anche nei riguardi della nuova linea del PRC. E’ firmato da Piero Bernocchi, da Luca Casarini, da Marco Bersani e da Salvatore Cannavò105. Il 17 gennaio grande manifestazione nazionale a Roma (circa 100 mila partecipanti) contro la riforma Moratti e la cancellazione del Tempo pieno alle elementari, che vede insieme tra i promotori COBAS e Cgil: notevole spazio massmediatico a tale compresenza e in particolare al ruolo di Bernocchi in questa estemporanea alleanza106. Il 6 febbraio, alla vigilia dell’Assemblea nazionale no global, viene diffuso un documento in linea con quello di Bernocchi, Bersani, Cannavò e Casarini, e firmato, oltre che dai quattro, da altri 32 esponenti del movimento, intitolato Movimento: tutelare la diversità e valorizzare la radicalità.107 Il 7-8 febbraio cinquecento persone partecipano all’Assemblea nazionale “no global”. Bernocchi e Casarini accusano il PRC di essere subordinati alla costruzione di un cartello elettorale con il centrosinistra e denunciano anche le ambiguità sulla guerra e l’enfasi sul tema della non-violenza di fronte ad un movimento che la violenza l’ha solo subita. Per la manifestazione del 20 marzo, propongono che non vengano accettati i parlamentari che non voteranno per il ritiro delle truppe dall’Iraq. L’Assemblea si riconosce, a larga maggioranza, in tali posizioni108. Il 2 marzo  duemila persone circondano il Tribunale di Genova per l’inizio del processo contro i 26 arrestati  per l’antiG8 del 2001. Gli ex-portavoce del GSF, tra cui per i COBAS Bernocchi, pubblicano un documento in cui si dichiarano responsabili di quanto accaduto nel Controvertice109. Il 4 marzo mobilitazione nelle principali Università italiane contro la riforma Moratti. A Roma migliaia di studenti occupano il Rettorato della Sapienza. A nome dei COBAS, Bernocchi porta la solidarietà della scuola e propone una giornata di sciopero comune con manifestazioni in tutta Italia110. Il 6-7 marzo assemblea a Londra del FSE per avviare l’edizione 2004 in Inghilterra. Forti polemiche tra “orizzontali” e partiti come il SWP (Socialist Workers Party) e sindacati come l’RMT (ferrovieri), accusati di “verticalità” non dando spazio alle strutture di base. Per trovare una mediazione, lavora una Commissione che comprende due rappresentanti della delegazione italiana (Bernocchi e Muhlbauer) e che produce un accordo tra “orizzontali” e “verticali”. Il 10 marzo il governo Berlusconi conferma il finanziamento della missione di guerra italiana in Iraq: DS e Margherita si astengono. Bernocchi e Casarini dichiarano a stampa e TV che non sarà accettata la presenza, alla manifestazione del 20 marzo per il ritiro delle truppe, di chi non ha votato contro la missione come i segretari DS e della Margherita, Fassino e Rutelli, che hanno annunciato la loro presenza111. L’ 11 marzo  terrificante attentato alla stazione di Atocha a Madrid con oltre 200 morti, realizzato da terroristi legati ad Al Qaeda. In Italia il centrosinistra ne approfitta per esigere un cambio radicale nella piattaforma della manifestazione, mettendovi al centro l’attacco al terrorismo e non agli USA e ai loro alleati. Ne segue una seconda dichiarazione comune di Bernocchi e Casarini, che ribadiscono come non sia “gradita la presenza dei parlamentari che non hanno votato per il ritiro delle truppe”. Su tale dichiarazione si apre una aspra polemica con la parte del movimento che vorrebbe invece tale presenza. Fassino e Rutelli (“ Non voglio consegnare il popolo della pace a personaggi come Bernocchi e Casarini”) confermano la loro presenza alla manifestazione112. Il 20 marzo enorme presenza a Roma alla manifestazione, gli organi di informazione parlano di un milione di persone113. Ma fa notizia la forte contestazione a Fassino, il quale, provocatoriamente, si infila con un servizio d’ordine aggressivo tra COBAS e Disobbedienti. Un po’di parapiglia ma soprattutto fischi, slogan duri e inviti ad andarsene che dopo un po’ raccoglie uscendo dal corteo e facendo dichiarazioni di fuoco114. Per tutta la settimanasu stampa e TV domina la polemica dei DS contro COBAS, Disobbedienti e PRC; e alcune “icone” del pacifismo come Zanotelli, Ciotti e Gino Strada (che pure aveva definito “criminali politici” i DS) firmano un comunicato contro “la stolta e violenta aggressione a Fassino”. Bernocchi li critica per la disinformazione, subendo un duro attacco per “lesa maestà”. Ma nel Comitato “Fermiamo la guerra”, promotore del corteo, le posizioni di COBAS e Disobbedienti risultano maggioritarie115. Il 26 maggio in vista della manifestazione del 4 giugno contro la visita del presidente USA Bush a Roma, il questore di Roma incontra Bernocchi che, a nome del Comitato “Fermiamo la guerra”, aveva contrattato l’itinerario della manifestazione, comunicando il divieto di passare ai Fori Imperiali e P. Venezia. Bernocchi dichiara alla stampa che il divieto non verrà accettato. Sale la tensione, giornali e TV pre-annunciano scontri e caos. Infine, il prefetto Serra, passato da Firenze a Roma, applica il “metodo FSE del 2002” e autorizza il corteo116. Il 4 giugno mobilitazione contro la presenza di Bush a Roma. In mattinata, il corteo organizzato dai COBAS diventa l’epicentro dell’attenzione mediatica e politico-istituzionale a causa di un inaccettabile slogan urlato da alcuni giovanissimi contro i carabinieri. Il “10, 100, 1000 Nassiriya”, richiamante la strage dei militari italiani, rimbalza su tutti i mass media  e suscita violenti attacchi contro i COBAS che, per bocca del portavoce Bernocchi, ribadiscono per tutto il giorno la loro estraneità. Nel pomeriggio, 70-80 mila persone attraversano la città, con un successo politico degli organizzatori della manifestazione (COBAS, Disobbedienti e PRC). Smacco del centrosinistra che ha speculato sullo slogan e duro attacco di Bernocchi contro la “vigliaccheria del centrosinistra” ripreso da tutti i mass-media117. 17-20 giugno  a Berlino assemblea preparatoria del FSE di Londra.  Circola un documento del movimento italiano (firmato da Bernocchi, Benzi, Mecozzi, Russo) fortemente polemico con gli organizzatori inglesi per la loro non volontà di essere inclusivi verso le strutture di base. Il documento favorisce la creazione di spazi autonomi per queste ultime. Il 13 settembre ultima riunione per il programma del FSE di Londra. La delegazione italiana ottiene la maggior inclusione nelle Plenarie dei più importanti dibattiti, a parte gli inglesi: nella Plenaria principale, di confronto tra il Forum e i partiti, i due relatori per il FSE saranno Piero Bernocchi per i COBAS e il francese di Attac Pierre Khalfa. Dal 15 al 17 ottobre a Londra si svolge il terzo FSE.118 La partecipazione è inferiore a Firenze e Parigi, non più di 20 mila gli iscritti/e. Forte scontro per la venuta del sindaco di Londra Livingstone il 16: le strutture di base non vogliono farlo entrare e gli altri organizzatori minacciano di chiamare la polizia. La mediazione è affidata ai COBAS: e Bernocchi riesce ad evitare la presenza del sindaco. Le mediazioni, però, saltano nella manifestazione finale. La polizia ferma 9 manifestanti tra cui due italiani e dal palco, “requisito” dagli inglesi che non fanno parlare nessun altro, non si vuole dare notizia dei fermi. COBAS e Disobbedienti fanno comunicati di forte attacco agli organizzatori inglesi. Il 21 ottobre forti contrasti nel Comitato “Fermiamo la guerra” tra chi vuole definire “terrorismo” la resistenza armata irachena e chi sostiene il “diritto alla resistenza”. Per presentare una mediazione, conferenza-stampa di Benzi per la Cgil, Bernocchi per i COBAS, Bolini per l’Arci. Ma il 30 ottobre a Roma, malgrado le divergenze, 40 mila in corteo nella manifestazione nazionale per il ritiro delle truppe119. Il 15 novembre sciopero generale della scuola contro la riforma Moratti, convocato dai COBAS, Cgil, Cisl, Uil. La proposta avanzata da Bernocchi di svolgere una manifestazione nazionale unitaria a Roma viene respinta da Cgil-Cisl-Uil. Il corteo gestito dai COBAS è più partecipato (50 mila persone) di quello Cgil-Cisl-Uil (40 mila)120. Al 60% la partecipazione allo sciopero.

2005  Dal 14 al 16 gennaio a Bruxelles Assemblea europea in preparazione del FSE di Atene (primavera 2006). Si discute soprattutto su due proposte della delegazione italiana (Piero Bernocchi e Franco Russo): a) una riforma del Forum che consenta alle Assemblee preparatorie di promuovere mobilitazioni europee; b) svolgere il 19 marzo manifestazioni per il ritiro delle truppe dall’Iraq nelle principali capitali europee. Entrambe le proposte vengono approvate. Dal 26 al 30 gennaio a Porto Alegre quinta edizione del Forum Sociale mondiale con un record di partecipanti, oltre centomila121. La delegazione italiana, tramite Piero Bernocchi, propone nell’Assemblea finale dei Movimenti che il 19 marzo, già decisa dal FSE come giornata di mobilitazione europea per il ritiro delle truppe dall’Iraq, diventi giornata mondiale: la proposta viene approvata. Si decide che la prossima edizione del FSM sarà policentrica, con tre eventi, uno a Caracas, uno in Asia e uno in Africa. Il 12 febbraio mobilitazioni in 30 città nel “No Moratti Day” per la cancellazione delle riforme Moratti della scuola e dell’Università promosse dal Tavolo Fermiamo la Moratti, dal Coordinamento in difesa del tempo pieno, dai COBAS, che convocano anche lo sciopero, e dalla Cgil122. Dal 25 al 27 febbraio Assemblea preparatoria per il FSE di Atene. Polemiche tra la delegazione italiana e quella francese su quale debba essere l’impegno principale per il 19 marzo, tra le iniziative per il ritiro delle truppe dall’Iraq o la manifestazione a Bruxelles della CES123. Dal 3 al 6 marzo congresso nazionale del PRC. Bernocchi e Casarini vi portano la polemica delle componenti più radicali del movimento no-global e no-war contro la svolta moderata di Bertinotti e del PRC (governo post-elettorale con il centrosinistra, campagna pretestuosa sulla non-violenza, amplificazione del tema terrorismo, rottura ricercata con le aree legate ai COBAS e ai Disobbedienti)124. Il 18 marzo sciopero nazionale della scuola convocato dai COBAS e da altre strutture del sindacalismo di base per il ritiro della riforma Moratti e per un contratto con consistenti aumenti salariali. Manifestazioni in 20 città125. Il 19 marzo in molte città del mondo manifestazioni per il ritiro delle truppe dall’Iraq e la fine della guerra, come deciso nel FSM di Porto Alegre e nel FSE di Londra. A Roma 30 mila persone in piazza, scontri marginali con la polizia ma alla fine, come voluto dai COBAS, i manifestanti riescono ad arrivare a Palazzo Chigi, di fronte alla sede del governo126. Il 25 ottobre, mentre in Parlamento si vota la riforma Moratti per l’Università, manifestazione nazionale degli studenti che per 12 ore assediano Palazzo Chigi con almeno 30 mila persone. Bernocchi porta la solidarietà e il sostegno dei COBAS e chiede l’intervento dei parlamentari per fermare le cariche poliziesche che feriscono otto studenti: l’intervento, seppure un po’ tardivo, evita che i danni ai manifestanti siano maggiori. Un’intervista a Bernocchi sul Corriere della Sera, ove il leader dei COBAS esprime la sua soddisfazione per la manifestazione e per il movimento universitario, innesca una vivace polemica tra ex-sessantottini piuttosto noti, tra chi accusa Bernocchi di essere rimasto “bloccato” ad un movimentismo sessantottesco vetusto e chi invece ne apprezza la coerenza e la persistente volontà di battersi contro le ingiustizie e le diseguaglianze sociali ed economiche127.  Il 25 novembre lo sciopero nazionale, inizialmente convocato da Cgil, Cisl e Uil per 4 ore, viene esteso all’intera giornata dai COBAS che lo promuovono contro la Finanziaria e le politiche economico-sociali del governo Berlusconi, per l’abolizione delle riforme Moratti per scuola e università. Due manifestazioni nazionali: 50 mila in piazza con i COBAS (Bernocchi apre i comizi) e altrettanti con Cgil, Cisl e Uil128

2006  Dal 26 al 31 gennaio  Forum Sociale Mondiale a Caracas con forte presenza del governo venezuelano e di Chavez in particolare. Molte polemiche tra chi vuole che il FSM si schieri con il governo Chavez e chi, come gran parte della delegazione italiana con i COBAS in prima fila, rifiuta la subordinazione del FSM ai presunti “governi amici”. Polemica che si ripercuote anche nell’Assemblea dei Movimenti che è presieduta da Piero Bernocchi. Contrasti anche per l’incontro tra una delegazione del FSM (comprendente Bernocchi) e Chavez che parla ininterrottamente per quasi tre ore, in diretta TV, accreditandosi come una sorta di guida del Forum129. Il 18 febbraio manifestazione a favore della Palestina. Forte polemica per alcuni slogan su Nassiriya e per un paio di bandiere USA e israeliane che alcuni manifestanti tentano di bruciare. La polemica dei mass media si rivolge soprattutto contro i COBAS e Bernocchi in particolare130. IL 18 marzo,  nel quadro della mobilitazione mondiale contro la guerra in Iraq, vivace contrasto tra i COBAS, intenzionati a mantenere il corteo, e il grosso degli altri organizzatori che, per paura di incidenti, vogliono una manifestazione stanziale. Dopo una lunga trattativa tra Bernocchi e la questura, la manifestazione nazionale è autorizzata e registra un grande successo, oltre 50 mila persone senza il minimo incidente. I  COBAS aprono il corteo e garantiscono un efficace servizio di autotutela131. Dal 21 al 23 marzo a Nairobi (Kenia) riunione del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale per l’organizzazione del prossimo FSM in Kenia. Per i COBAS partecipa Piero Bernocchi, membro del Consiglio132. Il 1 aprile a Firenze Assemblea nazionale “no global” sull’imminente Forum Sociale Europeo in Grecia e sul prossimo FSM di Nairobi. Relazionano Bernocchi e Raffaella Bolini, presenti alle riunioni preparatorie di Berlino e Nairobi. Si costituisce il Coordinamento italiano per il FSM in Kenia133. Dal 4 al 7 maggio ad Atene si svolge il 4° Forum Sociale Europeo, circa 25 mila iscritti/e, foltissima la delegazione italiana con circa 2000 presenze. Al centro dei dibattiti soprattutto la lotta per il ritiro delle truppe da Iraq e Afghanistan. Grande interesse per la mobilitazione italiana contro la guerra e per il ruolo dei COBAS. Bernocchi è il principale relatore nelle Plenarie sulla guerra, nonché in quella sul rapporto tra i Forum e il movimento anticapitalista. Su sua proposta, viene approvata una settimana di mobilitazione europea contro la guerra, dal 23 al 30 settembre134. Nel corteo finale la testa, affidata alla delegazione italiana e ai COBAS in primo luogo, viene investita dagli scontri tra anarchici e polizia. Per difendere il corteo, la delegazione italiana e i COBAS si scontrano con i “neri”. Forte polemica nell’Assemblea finale tra Bernocchi e gli organizzatori greci che non hanno difeso il corteo135. Il 2 giugno  manifestazione a Roma contro la tradizionale parata militare: sul palco presente anche Bertinotti, neo-presidente della Camera, malgrado il movimento “no war” (e Bernocchi in particolare) abbia fortemente polemizzato sulla stampa con tale presenza 136. Il corteo di protesta, guidato dai COBAS, viene fermato dalla polizia a 500 metri dalla parata. L’8 luglio Assemblea nazionale della coalizione Stop Precarietà (FIOM, COBAS, ARCI, alcuni centri sociali). Viene accettata la proposta, presentata per i COBAS da Bernocchi, di una manifestazione nazionale a novembre contro la Legge 30 (che aumenta il lavoro precario), la legge Moratti per la scuola e la Bossi-Fini per i migranti137. Il 10 ottobre si riunisce a Parma il Consiglio Internazionale (CI) del Forum Sociale Mondiale. Piero Bernocchi e Raffaella Bolini presentano proposte di modifica dei Forum che vengono approvate: 1) tenere unite discussioni e promozione di iniziative mondiali tra un Forum e l’altro; 2) dare al FSM una scadenza biennale, e nell’anno di intervallo svolgere i Forum continentali e in particolare quello europeo; 3) costruire Reti mondiali su specifiche tematiche e campagne. Il 25 ottobre  esplode lo “scandalo” della manchette dei COBAS contro Damiano, ministro del Lavoro del governo Prodi (“No alla Finanziaria ammazza-precari; Damiano, amico dei padroni, vattene”: questo il titolo) pubblicata dal Manifesto, che pubblicizza la manifestazione contro il precariato organizzata per il 4 novembre dai COBAS stessi, insieme a Fiom, PRC, Arci, alcuni centri sociali e una parte della CGIL. La stampa “di sinistra” attacca duramente i COBAS e  Bernocchi in particolare. Il segretario generale Cgil Epifani chiede alle sue strutture, e anche ad ARCI e PRC, di ritirarsi dall’iniziativa ma lo fanno solo Cgil Scuola e Pubblico Impiego138. La grande pubblicità, che dura su tutti i mass media per l’intera settimana, fa lievitare la partecipazione. E infatti il 4 novembre la manifestazione a Roma registra una partecipazione enorme, intorno alle 200 mila persone, e si tramuta in un grande successo dei COBAS che la caratterizzano tra l’altro con gli slogan della manchette “incriminata”139. Il 17 novembre notevole riuscita dello sciopero generale, convocato da COBAS e altri sindacati alternativi, contro la Finanziaria, per il ritiro delle truppe dai fronti di guerra, l’abrogazione della legge 30, del pacchetto Treu e della riforma Moratti. Circa un milione e mezzo di scioperanti in tutta Italia e quasi 300 mila in piazza in almeno 30 città.140. Il 18 novembre manifestazione per la Palestina a Roma indetta dal Forum Palestina, dai COBAS, PRC, PdCI e altri. 5000 in corteo, ma fa clamore mediatico l’incendio di fantocci-simbolo di USA e Israele. Forte polemica dei giornali di sinistra contro i COBAS e Bernocchi, accusato di coprire la “sinistra imbecille141. Il 21 novembre il Direttivo nazionale della Cgil si riunisce con all’ordine del giorno i rapporti tra alcune strutture di categoria della Cgil e i COBAS. Il segretario generale Epifani pone un aut-aut “O con la Cgil o con i COBAS”, attaccando la FIOM che non si era ritirata dalla manifestazione del 4 novembre. E’ la prima volta che un Direttivo Cgil è tutto dedicato all’attacco ad un altro sindacato e che vi si parli apertamente di COBAS, che in passato era vietato nominare142. Il 7 dicembre sciopero nazionale della scuola, promosso dai COBAS, dallo Snals e da Gilda. Manifestazione dei COBAS al Parlamento contro i tagli alla scuola pubblica e il finanziamento di quella privata, per l’abrogazione della legge Moratti143.

2007  Il 19 gennaio manifestazione a Montecitorio per il ritiro delle truppe dai fronti di guerra e per impedire l’allargamento della base Nato di Vicenza (Dal Molin) indetta dai COBAS e dalla parte più radicale del movimento no-war144. Violenta polemica , prima in piazza e poi sulla stampa, tra Bernocchi e la senatrice del PRC Lidia Menapace, “ex-pacifista vittima di una mutazione genetica” secondo Bernocchi, essendosi convertita, una volta al governo, all’accettazione delle missioni militari e delle basi Nato145. Il 10 febbraio manifestazione nazionale del movimento NOVAT (NO Vaticano) contro le ingerenze oscurantiste del Vaticano nella politica istituzionale italiana. Diecimila persone a Roma, folta presenza dei COBAS, con Bernocchi in primo piano con lo striscione, molto apprezzato, “Ratzinger impone, Prodi dispone146. Il 17 febbraio 150 mila persone in corteo a Vicenza contro la base Dal Molin e contro il governo Prodi che ne consente l’ampliamento147. La contestazione contro i partiti di governo è molto forte e gli effetti sono immediati perché il governo va in minoranza nel voto sulle missioni militari e Prodi si dimette, per poi ritornare però in sella la settimana dopo. Sbandamento in vaste aree del movimento “no war”, solo i COBAS, con una dichiarazione immediata alla stampa di Bernocchi, non attenuano la polemica contro il militarismo governativo148 e lanciano la manifestazione del 17 marzo. Il 17 marzo manifestazione nazionale per il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan e dagli altri fronti di guerra e per impedire l’allargamento del Dal Molin a Vicenza, indetta dai COBAS149 e altre organizzazioni: 20 mila in corteo, in testa i COBAS che con Bernocchi aprono anche i comizi finali150. Il 30-31 marzo a Lisbona Assemblea preparatoria per  decidere la sede del prossimo FSE che si terrà nel 2008 tra la Svezia e, forse, la Danimarca. Al centro dell’attenzione è soprattutto lo scontro in atto in Italia tra la componente più radicale del movimento contro la guerra (rappresentata nell’Assemblea da Bernocchi) e la sinistra al governo, presente a Lisbona con il PRC. Il 16 maggio appare chiaro che, in occasione della visita del presidente Usa George Bush a Roma (9 giugno), ci saranno due manifestazioni in concorrenza tra loro, una promossa dai COBAS e dai settori più radicali del movimento “no war”, l’altra indetta dai partiti che sostengono il governo (PRC, PdCI, Verdi) e che rifiutano di protestare, oltre che contro Bush, pure contro la politica militarista del governo Prodi151. Inutile l’appello all’unità di alcune personalità della sinistra: per tutt,i Bernocchi spiega alla stampa l’assurdità di manifestare solo contro Bush e non contro i suoi alleati in Italia152. La questura non autorizza il corteo richiesto dai COBAS, ma poi il prefetto Serra, dopo un incontro con Bernocchi, permette il corteo153. Il  2 giugno  a Rostock (Germania) manifestazione europea contro il vertice del G8. 100 mila manifestanti in piazza, per il movimento no war italiano parla dal palco Piero Bernocchi. Duri scontri tra il “blocco nero” e la polizia con feriti e arresti. Sulla stampa e TV italiane, dilagano gli allarmi sui “black bloc” intenzionati a venire a Roma a ripetere gli scontri, mettendo sotto tiro il corteo indetto dai COBAS154.  A causa di tale allarmismo, il 5 giugno il prefetto Serra incontra Piero Bernocchi e Francesco Caruso, in qualità di promotori COBAS e Disobbedienti della manifestazione, appellandosi al “metodo Firenze” (FSE del 2002) di dialogo tra le parti e garantendo che la manifestazione potrà arrivare regolarmente fino alla conclusione a Piazza Navona155.  Ma numerose interviste a Bernocchi e articoli allarmistici attribuiscono ai COBAS la responsabilità di quello che accadrà. E il 9 giugno si verifica che gli allarmi hanno solo potenziato la partecipazione :100 mila a Roma in corteo, in larghissima parte pacifico malgrado alcuni scontri di scarso rilievo ai margini che non danneggiano le conclusioni dal palco che, aperte da Bernocchi a nome dei COBAS, si svolgono regolarmente. Clamoroso fallimento della manifestazione a P. del Popolo dei partiti della sinistra al governo. Non più di 500 persone e i mass-media sottolineano l’enorme perdita di consensi da parte di PRC, PdCI e Verdi e la forza della sinistra no war che si oppone al governo Prodi156, mettendo in grande evidenza il ruolo dei COBAS e della sinistra che si oppone al governo. Al punto da prospettare la nascita di un nuovo partito antigovernativo (di cui Bernocchi e i COBAS sarebbero tra i principali  protagonisti) che spaccherebbe in particolare Rifondazione Comunista, la cui direzione nazionale è costretta ad una imbarazzata autocritica con la quale si impegna, d’ora in poi, ad “accettare comunque le decisioni del movimento157. Il 9 novembre sciopero generale di tutto il lavoro dipendente convocato da COBAS, Cub e Sdl contro la Legge finanziaria e le politiche economiche e sociali del governo Prodi: 32 manifestazioni, 50 mila in piazza a Roma (Bernocchi apre i comizi finali) e altrettanti a Milano, circa 400 mila in tutta Italia158.

2008  Il 17 gennaio Bernocchi a nome dei COBAS annuncia la contestazione, insieme ai collettivi universitari, nei confronti della partecipazione di papa Ratzinger all’inaugurazione dell’Anno accademico all’Università di Roma. Visto il montare della tensione, il papa rinuncia alla visita. I COBAS e gli universitari confermano però la mobilitazione ma la polizia impedisce l’ingresso nell’Università159. E il 9 febbraio Bernocchi rilancia la polemica contro le ingerenze vaticane nelle politiche governative (con le campagne omofobiche e contro le “unioni civili”) durante la manifestazione nazionale NO VAT, promossa da  Facciamo Breccia e dai COBAS:15 mila in piazza, i COBAS sfilano dietro allo striscione “Basta con la casta vaticana”160. Il 2 aprile  iniziano da Cagliari le presentazioni del nuovo libro di Piero Bernocchi, In movimento161, che raccoglie i suoi principali scritti politici dall’anti-G8 di Genova del 2001 in poi. Le presentazioni si svolgeranno in quasi tutte le principali città fino all’autunno inoltrato. Dal 25 al 27 aprile a Copenaghen  EPA verso il FSE di Malmoe. La gestione “nordica” appare confusa e politicamente debole. La delegazione italiana (Bernocchi, Mecozzi, Russo) cerca di “raddrizzare” le numerose storture politiche e tecniche nel programma dei lavori e fa respingere la proposta del Comitato svedese di eliminare l’Assemblea finale che deve sintetizzare e approvare le iniziative comuni proposte nel Forum. Il 27 maggio esce l’altro nuovo libro di Piero Bernocchi Vogliamo un altro mondo162, le cui presentazioni iniziano a Catania e si protrarranno in decine di città, alternandosi a quelle di In movimento. Dal 5 all’8 giugno  a Kiev ennesima EPA per colmare le notevoli lacune del Comitato organizzatore svedese. I rappresentanti italiani (Bernocchi, Bolini) fanno respingere dall’Assemblea la proposta francese di aderire ad una manifestazione europea indetta dalla CES nel periodo delle elezioni europee. L’11 giugno  manifestazione contro la visita del presidente USA Bush a Roma163. Il corteo di 10 mila persone è aperto dai COBAS. Sulla stampa polemica di Bernocchi verso le componenti “moderate” del movimento no-war che hanno disertato la manifestazione164. Dal 17 al 21 settembre quinta edizione del FSE a Malmoe (Svezia)165. Gli iscritti/e non superano le 15 mila unità, la partecipazione più ridotta di tutta la storia del FSE Notevole confusione organizzativa, saltano gran parte delle traduzioni, ridotta la partecipazione italiana, limitata a COBAS (che tramite Bernocchi polemizzano a più riprese con la pessima organizzazione dei promotori svedesi), Arci, Fiom e Cgil. Il 17 ottobre sciopero generale del lavoro dipendente indetto da COBAS, Cub e SdL (che hanno costituito durante l’anno il Patto di Consultazione permanente)166 contro la Finanziaria e la politica del governo Berlusconi, i tagli e la privatizzazione di scuola e Università, per la cancellazione della legge Gelmini, Treu e 30, con la più grande partecipazione di tutta la storia del sindacalismo alternativo. Circa due milioni di scioperanti, 350 mila in piazza a Roma con in testa la scuola, guidata dai COBAS, malgrado la pioggia battente; Bernocchi apre i comizi finali. Il 28 ottobre la manifestazione a Piazza Navona, davanti al Senato, dei COBAS e dei collettivi studenteschi, in presidio permanente fin dal giorno prima contro l’approvazione definitiva della legge Gelmini, viene aggredita da gruppi di Casa Pound e Blocco studentesco che, successivamente, si scontrano con gli universitari arrivati in corteo167. Bernocchi denuncia alla stampa e alle TV l’aggressione fascista ma polemizza anche con il movimento studentesco, non essendo pensabile – dice – “organizzare manifestazioni unitarie che comprendano l’ultradestra, accettando slogan come ‘né rossi né neri, ma liberi pensieri’ che costituiscono una truffa politica e ideologica”. In risposta, Casa Pound accusa Bernocchi di aver favorito gli scontri per “stroncare l’alleanza generazionale..come fecero Almirante nel 1968 e Lama nel 1977”. Il 12 dicembre lo sciopero generale di 4 ore convocato dalla Cgil viene esteso da COBAS, Cub e Sdl all’intera giornata, con manifestazioni in 20 città contro la Finanziaria, la legge Gelmini, la legge Treu. A Roma malgrado la forte pioggia 40 mila manifestanti, così come a Milano, 30 mila a Torino e parecchie decine di migliaia nelle altre città168.

Leader di movimento e di piazza

Dei molteplici aspetti dell’attività sociale, politica, sindacale e culturale, svolta da Piero Bernocchi nell’ultimo mezzo secolo (iniziata nella primavera del 1966 all’Università di Roma durante le proteste contro l’uccisione di Paolo Rossi2), l’aspetto che viene sottolineato maggiormente da commentatori politici e analisti sociali è quello riguardante il suo ruolo di protagonista nei principali movimenti sociali italiani e di organizzatore “di piazza” nelle manifestazioni più rilevanti. Tali aspetti sono sottolineati ad esempio da Piero Sansonetti, direttore di LiberazioneIl garantistaIl dubbio:

«Bernocchi l’ho conosciuto nella primavera del 1968 nelle assemblee del Movimento studentesco romano. Era un leader, contestava la scuola di classe,la borghesia, il capitalismo. E contestava asperrimamente la riforma dell’Università del ministro Luigi Gui. Dopo pochi mesi Gui cadde. Bernocchi no: restò alla testa del movimento, e da allora contestò e vide cadere 28 ministri della Pubblica Istruzione, tra i quali due futuri presidenti della Repubblica3. Oggi Bernocchi è sempre lì: non ha mai cambiato idea, ha sempre guidato una sinistra molto radicale, anche attraverso gli anni di piombo, senza mai farsi sfiorare dalla lotta armata e dalla violenza. Ha guidato i movimenti pacifisti, i movimenti no global, i Forum mondiali ma è sempre rimasto anche un sindacalista e nelle lotte della scuola ha creato il suo regno»4.

Qualcosa di analogo si può leggere anche in questo ritratto delineato – alla vigilia di un’importante manifestazione5 contro la presenza di George Bush a Roma, della cui organizzazione Bernocchi era il protagonista – da Marco Imarisio, giornalista del Corriere della Sera.

«Piero Bernocchi c’era prima, c’è adesso, ci sarà domani: I movimenti nascono, crescono, muoiono, lui rimane. Sempre con la stessa testa, tricologicamente perfetta, in virtù di capelli corvini e manco un filo di bianco. In una sua opera recente Bernocchi si definisce “protagonista non pentito dei movimenti del ’68, del ’77, del ’90 e del movimento noglobal sorto nel ’99 a Seattle”. Non se ne è perso uno»6.

In questo ritratto, Imarisio inserisce un parallelo tra la continuità dell’azione militante di Bernocchi e la stabilità del suo aspetto fisico: continuità mai sfociata, però, nel sindacalismo di mestiere o nell’ingresso nel Parlamento o nelle istituzioni elettive. Quest’ultima “anomalia” ha suscitato spesso sorpresa, e una certa ironia di fondo, come in questo “quadretto” di Andrea Marcenaro, de Il Foglio:

« Piero Bernocchi non è un uomo, è una macina. Egli ha triturato, in totale semplicità e candore, i movimenti operai, studenteschi, maschili, femminili, giovanili, pensionati, gay, terzomondisti, global, no global, onde e pantere7 , dagli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta e: “Guarda, di nuovo Bernocchi”, dicono ancora negli anni Duemila. E mai ha fatto, credo, del male ad una mosca. Soltanto, c’é. C’è sempre»8.

L’azione della “macina” è proseguita anche nel secondo decennio del Duemila, visto il rinnovato protagonismo di Bernocchi, insieme ai Cobas, in particolare nel corso del 2015, alla testa del grande movimento di protesta della scuola contro la legge 107 del governo Renzi. Cosa sottolineata da Fabrizio Roncone, che sul Corriere della Sera nei giorni del conflitto gli ha dedicato un articolo a tutta pagina:

«Sei il grande capo dei Cobas. Hai convocato due giorni di sciopero per bloccare gli scrutini. Sei nei titoli dei giornali ancora una volta. Con i tuoi 67 anni, e gli ultimi 50 trascorsi a difendere i più deboli, potrebbe bastarti: e invece no. “Perché uno arrogante come Renzi non mi era mai capitato. Salta ogni confronto, pretende di parlare direttamente al popolo. Un premier padrone, che ha inventato la figura del preside-padrone. Renzi si proietta in quel preside che dovrebbe comportarsi a scuola come Renzi si comporta nel paese”. Ultimo incontrastato leader di piazza e di corteo: Bernocchi era a Valle Giulia e poi non è più mancato. Generazioni di questori: “Bernocchi, tenga a bada i suoi”. Generazioni di studenti: “Piero, che facciamo?”»9.

Un analogo commento gli ha dedicato alcuni anni fa, sul supplemento al Corriere della Sera, Ghost, pseudonimo di un giornalista esperto di movimenti”.

«Piero Bernocchi è il capo dei Cobas. Ma se guardiamo più indietro, scoprirete che è l’unico, incontrastato leader di piazza, uno che i movimenti politici li ha attraversati e guidati praticamente tutti: nel ’68, nel ’77, nel ’90, per poi finire dentro il movimento no global. Uno abilissimo a stare dentro la protesta radicale, senza mai scivolare nell’estremismo, uno che sa calcolare molto bene i rischi. Quindi utilissimo nei meccanismi democratici di un paese»10.

A volte però le valutazioni sul protagonismo di Bernocchi nei movimenti sono critiche e accompagnate ad una sottovalutazione del suo ruolo di leader politico a tutto campo e della sua vasta produzione teorica e ideologica. Un esempio, in questo ritratto che Mino Fuccillo, ex-giornalista di La Repubblica e ex-direttore de L’Unità, gli ha dedicato:

«Piero Bernocchi lo avete visto, da 40 anni, in tutte le riprese televisive di tutte le manifestazioni e cortei “antagonisti”. Tratta i percorsi con questori e prefetti, ammonisce ministri ed autorità varie. Rom o insegnanti, palestinesi o NoTav, pacifisti o mazzolatori, Bernocchi c’è sempre. E con autorità sempre riconosciuta da poliziotti e televisioni. Bernocchi ha inventato la rivoluzione come impiego, ed ha conservato il posto. Meriterebbe riposo ma la storia glielo nega: ultimamente ha incarnato una delle due piazze11 che dovevano spezzare le reni a Bush e a Prodi. Alla conta dei manifestanti, sua è stata la piazza vincente. Lo hanno riconosciuto, contriti, sia Giordano sia Diliberto12che gli hanno reso l’onore della ragion politica. Lunga vita, dunque, all’intramontabile Bernocchi»13.

Si nota l’insistenza sul ruolo di “agitatore di piazza” permanente e l’insinuazione che la sua stabile impostazione anticapitalista derivi da interessi personali, sintetizzati nella sarcastica immagine dell’uomo che «ha inventato la rivoluzione come impiego a tempo indeterminato». Un’analoga interpretazione la si può ritrovare ad esempio in un servizio televisivo di Giancarlo Feliziani (Bersaglio mobile, La 7) nel giorno dello “sciopero sociale” del 14 novembre 201414 del quale Bernocchi e i Cobas erano stati protagonisti. Il servizio era stato introdotto dal conduttore Enrico Mentana con un commento simile a quello di Fuccillo, e rivolto a Corrado Zunino (La Repubblica) e Fabrizio Roncone (Corriere della Sera) in studio:

«Esistono i professionisti della rivoluzione. Chiunque non abbia più venti anni ha conosciuto figure di rivoluzionari di professione: un mestiere che continua a rendere bene, dal punto di vista dell’esposizione mediatica. Vediamo uno dei casi che la giornata di oggi ci ripropone»15.

Peraltro nel servizio Feliziani dava una lettura non critica della continuità dell’impegno sociale e politico di Bernocchi:

«In Bernocchi la figura del contestatore assume i contorni della vocazione. La sua carriera inizia nel ’68 all’Università, facoltà di Ingegneria. La sua è militanza anticapitalistica, che continuerà nel movimento del ’77, quello che cacciò dall’università di Roma Luciano Lama. Gli anni’ 80 sono difficili, le BR, il rapimento Moro: Bernocchi dirige un’emittente della sinistra, Radio Città Futura. Nel ’90 nelle Università arriva il movimento della Pantera. Chi c’è alla testa di quel movimento? Ma lui naturalmente. Dura poco la Pantera ma dopo arriveranno i No Tav, i No Vat, i No Global, e Bernocchi è sempre lì, presente ad ogni appuntamento con la storia. I capelli restano neri come la pece, si allunga la bibliografia: “Benicomunismo”, “In movimento”, “Dal ’77 in poi”, “Vogliamo un altro mondo”… e Bernocchi, che Filippo Ceccarelli di “Repubblica” definì una volta il Ridge del sindacalismo rivoluzionario oggi festeggia il 5º decennio di militanza attiva»16.

Alla fine del servizio, però, il commento di Mentana tornava a calcare la mano sul ruolo di “rivoluzionario di professione” chiedendo ai propri ospiti se la continuità d’impegno di Bernocchi non faccia pensare ad un “Truman show politico, ove ci sono sempre le stesse persone: non è l’altra faccia della casta?”. È probabile che dietro queste letture ci sia la non conoscenza dei Cobas, una struttura ove nessuno è retribuito per il proprio attivismo, dove non si fa “carriera”. Però, si tratta più probabilmente di un atteggiamento più profondo. Nella gran parte degli altri paesi “occidentali”, l’attività di una organizzazione sindacale di decine di migliaia di persone basata sul puro volontariato sarebbe oggetto di grande interesse mediatico. Mentre in Italia, alla gran parte di chi fa opinione appare incomprensibile tale attivismo disinteressato, così come un impegno sociale, sindacale e politico, lungo mezzo secolo, che non sfoci nella politica istituzionale o nel sindacalismo di professione. Come ha sottolineato Sansonetti, al tempo direttore de Il Garantista:

«Oggi la politica è essenzialmente trasformismo. Rapidità nel ricollocamento, nel mescolamento tra sinistra e destra. Piero Bernocchi è l’esatto opposto del trasformismo. In mezzo secolo non si è spostato mai, nemmeno di un centimetro. È uguale ad allora persino di aspetto, sfiora i settanta anni ma sembra un ragazzino. Bernocchi ha perso sempre, però molto spesso aveva ragione. Forse aveva ragione quasi sempre»17.

Forse è proprio la tenacia nell’opposizione ad una società fondata sulla mercificazione globale, lo stare sempre “dentro la lotta da una parte sola” – come ha titolato Maria Rosa Calderoni una recensione di uno dei suoi libri – e il rifiuto delle tante offerte di un posto in Parlamento e della politique policienne, a rendere Bernocchi poco comprensibile al mainstream politico e massmediatico:

«Contesta a tutto campo il leader Cobas, e sempre in modo diretto, senza politichese, attaccato ai fatti. Senza arroganza, senza indulgere alla tentazione di impartire lezioni. Piuttosto, abbondano la passione, l’incazzatura e la lucidità di chi è sempre stato dentro le lotte e sempre da una parte sola…Uno che si è fatto tutti i Forum Sociali mondiali, che da 37 anni, alle offerte di un posto in Parlamento, risponde: “no grazie, preferisco stare con i movimenti”. Uno che dopo quaranta anni di “carriera”, vanta un reddito mensile di 1700 euro. Non sarà “pazzo”?»18.

La continuità politica e morale e l’evoluzione teorica e ideologica di Piero Bernocchi

È piuttosto singolare come ci sia uniformità di giudizio, sia tra gli estimatori di Bernocchi sia tra i suoi critici, sul fatto che il leader dei Cobas e di tanti movimenti, in mezzo secolo, non si sia “spostato mai nemmeno di un centimetro19 o addirittura, come in questa enfatica valutazione di Gianpiero Mughini, egli sia “l’unico essere umano al mondo che sia rimasto completamente immutato in questi ultimi quarant’anni20. Tra coloro che hanno sottolineato l’estrema coerenza del percorso di Bernocchi vi è ad esempio la ex-giornalista di Liberazione Maria Rosa Calderoni:

«Bernocchi ha la miracolosa facoltà di non invecchiare e nemmeno di “ravvedersi”, neanche un pochino. Abbiamo letto tutti i 78 articoli che compongono il suo ultimo libro “In movimento” alla ansiosa ricerca di un momento di stanchezza , di una defaillance, di un pentimento, anche piccolo, di un’ombra di quel “nuovismo” oggi tanto di moda. Niente, zero. Onore al merito e soprattutto alla coerenza, merce così rara»21.

Più recentemente, in un articolo del marzo 2015, dello stesso avviso sull’immutabilità del pensiero bernocchiano si è dichiarato un suo vecchio compagno di lotta nel ’68, Lanfranco Pace, da molti anni collaboratore di Giuliano Ferrara, pur traendone conclusioni opposte a quelle di Calderoni, seccamente critiche sulla “fissità” di Bernocchi. Nell’articolo, Pace polemizzava nei confronti di Salvini e Meloni, in quanto leader privi di passato politico significativo; e nei confronti di personaggi carichi di un passato così ingombrante da “fissarli” ad esso (Bernocchi ed Erri De Luca), prendendo spunto dal loro incrociarsi nelle strade di Roma a causa di un corteo di protesta contro la Lega di Salvini.

«A coordinare la manifestazione, Piero Bernocchi, antagonista in servizio permanente, leader dei Cobas. Con il vecchio Piero feci la prima occupazione di facoltà (a Ingegneria) e la prima manifestazione di piazza 47 anni or sono. Come tutti quelli strutturalmente magri e fisicamente ben allenati, che sembrano sempre baciati dall’eterna giovinezza, è uguale a quello di un tempo, il corpo da cultore di arti marziali. Non ha mai avuto dubbi, è sempre stato dalla parte degli umiliati ed offesi…una traiettoria lineare, un’autostrada senza caselli di uscita. Però prendersi un pezzo di città per manifestare contro la libertà degli altri ha un che di autoritario: già all’epoca si potevano immaginare Bernocchi e De Luca come ministri dell’Interno più intolleranti e repressivi dei democristiani…In politica, refrattario è chi trasforma la coazione a ripetere in coerenza personale: così non si rigenera, non cambia, in una parola non vive, e si riduce a testimone di un passato che non ha presente»23.

Entrambe le letture delle posizioni di Bernocchi appaiono fuorvianti, in quanto confondono la stabile collocazione politico-sindacale dalla parte delle classi e ceti subalterni con una presunta fissità di pensiero, ben distante dalla realtà. Infatti, se si osserva l’excursus della elaborazione teorica, culturale e filosofica di Bernocchi, i suoi libri, saggi e articoli, risalta invece l’evoluzione del pensiero bernocchiano, da un marxismo e leninismo “scolastici” fino al netto distacco (in particolare nell’ultimo quindicennio, a contatto con i movimenti altermondialisti) dal comunismo novecentesco, dal “socialismo reale” della “dittatura del proletariato”, del partito-Stato dominante, della statalizzazione integrale dell’economia, della mitologizzazione della classe operaia. Nel Bernocchi “sessantottino” convivevano un movimentismo di stampo quasi anarchico con un leninismo con venature trotzkiste, in una singolare miscela che produceva un empirismo di fondo, utile per “navigare” all’interno di movimenti sociali complessi, originali e tumultuosi quali quelli del “decennio rosso” (1968-1977). Ma dopo una deviazione dal suo percorso storico con l’esperienza di Avanguardia Comunista (di cui fu segretario nazionale e che poi avrebbe giudicato “l’unico imperdonabile errore della mia storia politica”), a partire dal protagonismo nel movimento del ’77, si realizzava già all’inizio degli anni ’80 il completo distacco ideologico di Bernocchi dall’intera esperienza del “socialismo reale” novecentesco.

Le testimonianze di tale distacco si ritrovano nei tre libri dedicati a paesi-chiave del “socialismo” dell’Est europeo, l’Urss (con Le riforme in Urss, del 1977), la Polonia della rivolta guidata da Solidarnosc (con Capire Danzica, del 1980) e la DDR (con Le ragioni della rivolta in Germania Est, dato alle stampe solo nel 1990, dopo la caduta del Muro, con il titolo Oltre il Muro di Berlino). Ma l’evoluzione del pensiero bernocchiano ha via via investito anche le mutazioni del capitalismo ad Occidente e le forme del suo possibile superamento; il rapporto tra partiti, sindacati, movimenti e istituzioni; il ruolo dello Stato e di quella classe dominante che Bernocchi definisce borghesia di stato e a cui assegna un ruolo cruciale nel capitalismo; la smitizzazione del ruolo della classe operaia; l’innovativa analisi sugli intellettuali-massa, sul lavoro mentale subordinato, sulla middle class. Sono fedele testimonianza di queste evoluzioni di pensiero sia Dal sindacato ai Cobas (1993), in cui, oltre ad elaborare un’organica teoria sull’originale esperienza Cobas, demoliva alcuni capisaldi del pensiero dominante nel comunismo novecentesco; sia i due successivi libri che hanno avviato anche una nuova teoria dei movimenti sociali, e cioè Dal ’77 in poi (1997) e Per una critica del ’68 (1998). Sono prodotti teorici che fuoriescono dal movimentismo dei primordi sessantottini, offrendo, nel quadro di una teoria della transizione incentrata sulle alleanze sociali, una via di sbocco assai più matura rispetto alle dinamiche basate sulla centralità del Partito e della classe operaia: teoria che verrà ulteriormente approfondita nei testi elaborati tra il 2001 e il 2008, a stretto contatto con il movimento antiliberista e altermondialista internazionale, in particolare con le componenti organizzate nei Forum Sociale mondiale ed europeo, di cui Bernocchi è stato a lungo tra i protagonisti.

Il benicomunismo di Bernocchi

Ma il più significativo salto di qualità nell’elaborazione teorica, filosofica ed antropologica di Bernocchi è avvenuta con gli ultimi due suoi volumi, ponderosi e complessi: e cioè Benicomunismo (2012) e Oltre il capitalismo (2015), titoli accompagnati dagli esplicativi sottotitoli: Fuori dal capitalismo e dal “comunismo” del Novecento, il primo, e Discutendo di benicomunismo, per un’altra società, il secondo. Così, nei due libri, Bernocchi spiega le principali ragioni che lo hanno indotto a produrre due opere così impegnative.

1) La profonda crisi strutturale, economica, ambientale ed energetica del capitalismo occidentale è esplosa quando, dopo il crollo del “socialismo reale”, esso avrebbe dovuto portare la ricchezza ovunque, come da agiografia. Tale crisi è anche opportunità per gli anticapitalisti: e dunque diventa cruciale ragionare su quale società potrebbe sostituire quella attuale. 2) Tali considerazioni sono supportate dalle esperienze internazionali degli ultimi anni, ove milioni di persone – nella versione antiliberista varata a Seattle e poi nei Forum mondiali, nelle esperienze, pur contraddittorie, dei governi popolari dell’America Latina e dei grandi movimenti indigeni, contadini e ambientalisti, e poi tra gli “indignati” delle “primavere” europee e statunitensi – hanno prodotto abbondante materiale per gestire diversamente l’ambiente e la produzione, il territorio e i Beni comuni, l’amministrazione cittadina e nazionale: una “fioritura” nettamente superiore all’alternatività prodotta dai movimenti degli anni’60 e ’70.

Quindi, c’è urgente necessità, secondo Bernocchi, di rivedere le teorie della transizione, separando nettamente l’idea di nuova società dalla parabola del “socialismo realizzato”. Non è desiderabile una società tutta statalizzata, con lo Stato in mano ad un partito unico e ad una borghesia di Stato altrettanto oligarchica di quella privata; è un inganno la presunta “dittatura del proletariato” e serve piuttosto la massima democrazia; è controproducente abolire ogni forma di proprietà privata anche per produzioni non strategiche. In tale opera di chiarificazione, Bernocchi prende di petto direttamente il Marx (ed Engels) politico, distinguendolo dal Marx analista del capitalismo. Tanto rigoroso il secondo, tanto idealista, contraddittorio e dannoso il Marx della dittatura del proletariato, della fine della lotta di classe, della statalizzazione completa. Soprattutto in Oltre il capitalismo il leader dei Cobas punta a dimostrare la profonda influenza di queste impostazioni politiche erronee sulla storia della socialdemocrazia e del bolscevismo, utilizzando anche i giudizi di Bakunin e dell’anarchismo sull’autoritarismo insito nel marxismo politico.

La proposta alternativa al modello del “socialismo reale” è, secondo Bernocchi, il benicomunismo. Il termine intende recuperare l’anelito trasformativo del termine “comunismo” mixandolo con la centralità dei Beni comuni. Per non creare equivoci sul senso da lui dato al termine, in Oltre il capitalismo Bernocchi ha sottoposto ad una critica serrata altre teorie “benicomuniste” (Negri-Hardt, Mattei, Rodotà ecc.), considerando i Beni comuni un’entità storica, non immutabile, facenti parte di quei beni che una società considera indispensabili per tutti/e e non privatizzabili. Qui ed ora essi non riguardano solo l’istruzione, la sanità, l’energia, l’ambiente, l’acqua e la terra ma anche la finanza pubblica, i soldi che lo Stato preleva ai cittadini e le industrie strategiche. Questi beni vanno sottratti ai privati ma socializzati e non semplicemente statalizzati, visto che la vorace borghesia di Stato – così Bernocchi definisce l’insieme di ceti politici e amministrativi che gestiscono le strutture pubbliche – può utilizzarli per fini privati anche senza possederli individualmente. Fondamentale è la teoria delle alleanze sociali per la gestione del benicomunismo. In luogo della ideologia del Partito che gestisce l’esistente interpretando apparentemente gli interessi collettivi ma in realtà quelli di casta/classe propri, Bernocchi ritiene che le alleanze politiche vadano realizzate nell’incontro tra gli strati sociali interessati al cambiamento, che non devono delegare ad altri i propri interessi. Oltre ad una analisi dell’attuale frantumazione del lavoro operaio e dipendente, nei servizi e nel pubblico impiego, particolarmente innovativa è l’analisi del lavoro autonomo e della piccola imprenditoria che Bernocchi si rifiuta di chiamare – come nella tradizione marxista e comunista: e sul tema c’è pure un’asperrima critica al Gramsci dell’Ordine Nuovo – “piccola borghesia”, definizione ritenuta fuorviante ed inutile. La scissione tra lavoro dipendente e piccolo lavoro autonomo, prodotta dal potere politico ed economico e dai sindacati statalizzati, è considerata da Bernocchi uno dei più grossi ostacoli alla trasformazione. Le alleanze paritarie sono elemento fondante della teoria benicomunista, che valuta il conflitto capitale-lavoro rilevante come quello tra capitale e ambiente, o quello di genere o tra imperialismi e popoli sottomessi.

Nei due libri, profondi interrogativi si addensano sulle possibilità di realizzare una vera socializzazione dei Beni comuni. Bernocchi enuncia varie proposte per rendere più agevole tale socializzazione, mettendo però in guardia dal ritenere a portata di mano l’eliminazione del professionismo politico e della privatizzazione di fatto dei Beni comuni in mano a ceti neoproprietari: e rifacendosi pure all’esperienza Cobas, che ha verificato notevoli difficoltà nel rifiuto della delega e del professionismo politico-sindacale. L’analisi delle possibilità di socializzazione dei Beni comuni ha spinto Bernocchi ad affrontare il complesso problema della natura umana, l’epocale interrogativo su quanto essa sia prodotto culturale o biologico; e ad elaborare una specifica teoria, quella dell’egoismo altruista, cioè della necessità – polemizzando con il comunismo novecentesco secondo il quale altruismo e cooperazione disinteressata e collettivismo sarebbero caratteristiche innate negli umani – di conciliare la difesa dell’Ego con la indispensabilità degli Altri. Non condividendo di per sé la positività naturale del comportamento umano, Bernocchi mette in evidenza, con un approfondimento psicologico e filosofico, le difficoltà di conciliare Io e Noi e della pratica sociale dell’egoismo altruista.

Valutazioni e giudizi su Benicomunismo

Cosa ha significato Benicomunismo per chi lo ha analizzato e giudicato nel corso di una quarantina di presentazioni del volume che Bernocchi ha effettuato nelle principali città italiane durante un “tour” di dieci mesi, tra la fine del 2012 e l’autunno del 2013? Una ventina di esponenti politici, di movimenti e associazioni, che hanno avuto un ruolo significativo nei conflitti sociali dell’ultimo ventennio, hanno scritto saggi su Benicomunismo, pubblicati in Oltre il capitalismo. Quello che segue è un collage delle loro valutazioni principali.

Per Simone Oggionni, all’epoca responsabile dei Giovani Comunisti PRC, si tratta di «un’opera classica nella migliore tradizione del marxismo: analisi dialettica, coerente, robusta impalcatura filosofica…In più il lavoro di Bernocchi è “classico” perché aggredisce il nodo per antonomasia della cultura comunista: il tema del potere» 24. Opera nella quale, annota Andrea Bagni, direttore della rivista Ecole, «è sorprendente nel clima culturale “minimalista” di oggi il lavoro di aggiornamento e riflessione critica sulla teoria politica marxista, a partire dal pensiero di Marx e non dalle sue versioni più discutibili. Terreno stratosferico rispetto alla discussione politica odierna e importante contributo ad una teoria della trasformazione anti-autoritaria»25. Alfio Nicotra, uno dei portavoce del Social Forum di Genova nel 2001 e tra i protagonisti del movimento pacifista, considera il libro “spietato” nei confronti di Marx, ma ne valuta «la lettura utile proprio a chi, marxista non pentito, reputa non necessario fare sconti alla propria storia per rifondare un nuovo pensiero della liberazione»26. Mentre Roberto Morea, leader della Rete internazionale Transform, segnala come «la teoria del benicomunismo si pone all’interno di una lettura non dogmatica del marxismo, come costruzione di un pensiero che va oltre lo stesso Marx»27.

Alfonso Gianni – più volte parlamentare di formazioni della sinistra – non condivide la “severità” della critica di Bernocchi, ma riconosce al libro «un grande coraggio intellettuale e soprattutto la capacità di riaprire, in termini spesso innovativi e stimolanti, discussioni che da tempo languivano nella sinistra»28. Per Ivan Scarcelli, docente di Sociologia all’Università di Bari, «il benicomunismo di Bernocchi presenta tesi originali, avendo ben pochi punti di contatto con la nostalgia di improbabili comunità “originarie” in perfetta armonia. I beni comuni non sono il grimaldello concettuale col quale scardinare la modernità per ritrovare perdute “comunità naturali”…Il ruolo che attribuisce ai beni comuni si collega all’analisi dei movimenti di lotta contro il capitalismo. E la differenza rispetto alle teorie più estrose e fantasiose è evidente»29; mentre per Giorgio Cremaschi, ex-segretario Fiom, Benicomunismo è anche «un manuale di storia del pensiero anticapitalistico e una ricostruzione delle lotte della nostra generazione»30.

A parere di Gianluigi Deiana, docente di Filosofia impegnato nei movimenti antiliberisti, il testo è «una complessa e articolata ragnatela che presenta un centro – il concetto di benicomunismo – determinato in modo radicalmente diverso rispetto al paradigma del comunismo storico, che da Marx ad oggi ha innervato il pensiero e la pratica della sinistra anticapitalista»31. Franco Russo, nel ’68 leader del Movimento studentesco, poi parlamentare e partecipe dei movimenti altermondialisti, ha apprezzato il fatto che «Bernocchi, pur polemizzando con i testi classici del marxismo, non se ne serve per incasellare la realtà storica…in uno sforzo di non interpretare alla luce della Bibbia marxista gli avvenimenti del XX e XXI secolo ma utilizzandoli per ri-definire l’orizzonte della trasformazione della società, abbattendo il mito della Grande Narrazione: una visione atea, di contro ad un certo comunismo “religioso”»32. Analogo apprezzamento da parte di Raffaella Bolini – responsabile internazionale dell’ARCI e membro, come Bernocchi, del Consiglio Internazionale del Forum Sociale mondiale – tanto più che «il pensiero politico italiano ormai considera un valore assoluto il vivere solo in un presente sempre più fugace, così ci si sottrae alla responsabilità di indicare un progetto per i tempi a venire»; e che, di conseguenza, «abbiamo bisogno di una visione di società e di una strategia per arrivarci…Questo libro mette in moto il cervello, discuterne è utile in questi tempi in cui dobbiamo ragionare molto, e non limitarci solo a correre dietro alle cose»33.

Michele Nobile, autore di importanti libri di analisi del moderno capitalismo, ritiene che di Benicomunismo ciò che soprattutto conta «è la prospettiva d’insieme: l’aspirazione a liberare l’anticapitalismo dal professionismo politico e dallo statalismo, in uno spirito che può dirsi libertario…e con l’asse unificante del rapporto tra etica e politica, che è poi il nodo decisivo per il futuro»34. In tal senso, molti dedicano parecchia attenzione alla parte antropologica, alla lettura della natura umana storicizzata che Bernocchi ha affrontato negli ultimi due libri, giudicando positivamente – come ad esempio Monica Di Sisto e Alberto Zoratti, leader ambientalisti e studiosi delle economie alternative – la critica «all’eccessiva fiducia della sinistra e dei marxisti nella natura umana, all’errore antropologico che ha attribuito alla sinistra una sorta di patente di superiorità morale. “Restiamo umani”, è il mantra che Bernocchi contesta: uno “specismo”, connotato da bontà e rispetto dei propri simili, che non sembra avere alcun fondamento»35. O, come sottolinea Roberto Musacchio, ex-parlamentare europeo, «completa l’approccio critico di “Benicomunismo” al cuore del marxismo lo sguardo antropologico a quell’“uomo nuovo” che nel socialismo reale risulterebbe dal venir meno della corruzione del sistema capitalistico, il quale da parte sua avrebbe già contribuito a depurare le sovrastrutture dell’antichità, le relazioni familiari, religiose, per disvelare il mero rapporto mercificato»36.

Tutte queste valutazioni messe insieme, ha commentato Bernocchi nella Premessa di “Oltre il capitalismo”, «disegnano un efficace mosaico dei vari aspetti del libro, il cui senso complessivo consiste nel rimettere al centro della discussione l’attualità della transizione ad un sistema sociale post-capitalistico, la possibilità concreta (oltre alla estrema necessità) di un’uscita dal dominio del profitto, della mercificazione globale e dell’oligarchia privata e di Stato, verso una società benicomunista, del tutto lontana e persino antitetica rispetto al precedente – grandioso quanto tragicamente fallimentare – tentativo di superamento del capitalismo tramite quel “socialismo” di Stato del modello staliniano che ha dominato la scena nel Novecento»37.

Opere

Ha scritto, oltre a numerosissimi saggi ed articoli, vari libri tra cui:

  • Le riforme in URSS (contenente anche saggi di Birman, Kantorovic, Leontev, Novozhilov, Omarov), La Salamandra, 1977
  • Movimento settantasette, storia di una lotta, [con E. Compagnoni, P. D’Aversa, R.Striano], Rosemberg & Sellier, 1979
  • Capire Danzica Edizioni Quotidiano dei Lavoratori, 1980
  • Oltre il muro di Berlino. Le ragioni della rivolta in Germania Est, Massari, 1990
  • Dal sindacato ai Cobas. Massari, 1993
  • Dal ’77 in poi, Massari, 1997
  • Per una critica del ’68. Massari, 1998
  • Scuola-azienda e istruzione-merce, AA.VV., Ed. Cesp-Cobas, 2000
  • Vecchi e nuovi saperi, AA.VV., Ed. Cesp-Cobas, 2001
  • Un altro mondo in costruzione” (con AA.VV.), Baldini &Castoldi, 2002
  • Nel cuore delle lotte Edizioni Colibrì, 2004.
  • In movimento (Scritti 2000-2008), Massari, 2008
  • Vogliamo un altro mondo. Datanews, 2008
  • Benicomunismo, Massari Editore, 2012
  • Oltre il capitalismo (Discutendo di benicomunismo per un’altra società), Massari editore, 2015

Note

  1.  http://www.cobas-scuola.it/Aree-Tematiche/PRECARIATO-Da-ott.-2009/LA-RIVOLTA-DEI-PRECARI-DELLA-SCUOLA

1 I Cobas della scuola (la definizione statutaria è: Cobas – Comitati di base della scuola) sono nati nel 1987 guidando il più poderoso movimento della scuola del dopoguerra. La Confederazione Cobas (nome statutario: Cobas – Confederazione dei Comitati di base) è nata nel 2000, grazie alla confluenza dei Cobas della scuola e del Coordinamento nazionale Cobas. Notizie dettagliate e aggiornate sui Cobas si possono trovare stabilmente sui siti www.cobas.it e www.cobas-scuola.it

2 Paolo Rossi, studente candidato dell’UGI (Unione goliardica italiana, organizzazione di sinistra) al Parlamentino universitario, venne ucciso il 27 aprile 1966 in un’aggressione di un gruppo di Primula Goliardica (di destra) mentre volantinava sulla scalinata della facoltà di Lettere, scagliato a terra dall’alto della scalinata stessa, con una caduta di circa quattro metri che gli provocò la frattura del cranio. L’uccisore non è stato mai identificato.

3 Sansonetti si riferisce ad Oscar Luigi Scalfaro e a Sergio Mattarella.

4 Piero Sansonetti, «Per fortuna c’è Bernocchi», editoriale de Il Garantista, 19 maggio 2015.

5 Il 9 giugno 2007 il presidente statunitense George Bush venne in visita ufficiale a Roma e contro la sua presenza si svolsero due manifestazioni di protesta, una – con un corteo da P. della Repubblica a P. Navona – promossa dai Cobas (con Piero Bernocchi particolarmente protagonista in piazza e nei massmedia) e da varie altre organizzazioni, reti e movimenti antimperialisti, e un’altra promossa dai partiti di sinistra (PRC, PdCI, Verdi) che sostenevano il governo Prodi. La prima manifestazione aveva parole d’ordine ostili all’imperialismo USA ma anche al governo Prodi, considerato stretto alleato degli Stati Uniti e sovrastò, come presenza popolare (almeno 50 mila persone, fino a 100 mila in alcuni commenti), la seconda che, dovendo protestare contro Bush ma sostenere al contempo il governo, pagò la contraddizione con una presenza irrisoria (non più di 500 persone) a P. del Popolo.

6 Marco Imarisio, «Ci saranno cani sciolti, non ne rispondo», ritratto politico di Piero Bernocchi in Corriere della Sera, 9 giugno 2007

7 Marcenaro si riferisce a due movimenti degli studenti universitari (in prevalenza), in alleanza con i lavoratori/trici della scuola, quello del 1990 (il nome derivava da una voce circolata con insistenza a Roma, proprio in coincidenza con la nascita del movimento all’inizio dell’anno, su una pantera che si sarebbe aggirata nelle campagne romane, probabilmente scappata da uno zoo privato) e l’altro del 2008 definito dagli studenti universitari “dell’Onda Anomala”.

8 Andrea Marcenaro, «Andrea’s version», ritratto di Piero Bernocchi come leader permanente dei movimenti degli ultimi quaranta anni, in Il Foglio, 29 ottobre 2008.

9 Fabrizio Roncone, «La lotta del contestatore fuori corso», Corriere della Sera, 18 maggio 2015.

10 Ghost, «Piero Bernocchi», in Io Donna, supplemento del Corriere della Sera, 23 giugno 2007.

11 Le piazze a cui si riferiva Fuccillo erano quelle di P. Navona e P. del Popolo, cfr. nota 5.

12 All’epoca, rispettivamente segretari nazionali del PRC (Partito della Rifondazione Comunista) e del PdCI (Partito dei Comunisti italiani).

13 Mino Fuccillo, «Falso movimento», Giudizio Universale n.25, luglio-agosto 2007.

14 Il 14 novembre 2014 i Cobas, insieme a varie strutture di giovani precari, Centri sociali e organizzazioni studentesche hanno sperimentato con successo quello che hanno definito lo “sciopero sociale”, ossia uno sciopero che non ha coinvolto solo il “classico” lavoro dipendente stabile ma anche la variegata e poliforme area del lavoro precario delle piccole imprese, dei settori commerciali e del lavoro mentale subordinato, con manifestazioni e iniziative di protesta che hanno coperto in più di 60 città l’intera giornata, a partire dalla prima mattina fino a notte. Lo “sciopero sociale” ha avuto vasta eco nei massmedia, dalle prime pagine dei giornali alle notizie di apertura dei principali telegiornali. Buona parte del merito del successo è stata assegnata ai Cobas, che hanno fornito il tessuto connettivo dello sciopero a livello nazionale, interrompendo per 24 ore “il reticolo degli spostamenti”. Come ad esempio ha scritto sul Corriere della Sera Dario Di Vico il giorno dopo (15 novembre 2014): «Chi sa creare lessico è già a metà dell’opera. E indubbiamente la formula dello “sciopero sociale”, lanciata dai Cobas oer la giornata di ieri è mediaticamente accattivante…Ma, a parte le tecniche di comunicazione, cosa veramente c’è dietro la formula dello sciopero sociale? La risposta è semplice: chi da anni frequenta le piazze, come l’irrottamabile portavoce dei Cobas Piero Bernocchi, ha capito che sommando cortei e blocchi dei trasporti pubblici il risultato è garantito. Le città moderne sono un reticolo di micro spostamenti ed è sufficiente interromperli per generare scandalo politico».

15 Giancarlo Feliziani, «Piero Bernocchi, rivoluzionario di professione», in Bersaglio mobile, La 7, 14 novembre 2014.

16 ibidem

17 P. Sansonetti, «Per fortuna c’è Bernocchi», art.cit.

18 Maria Rosa Calderoni, «Dentro nella lotta e sempre da una parte sola», Liberazione, 21 maggio 2008.

19 P. Sansonetti, art. cit.

20 Gianpiero Mughini, «Noi, i ragazzi di Ecce Bombo», Dagospia.com, 11 dicembre 2006.

21 M.R. Calderoni, art.cit.

22 Lanfranco Pace, «La piazza di sabato ed un passato da cui non si può scappare», Il Foglio, 3 marzo 2015.

23 ibidem

24 Simone Oggionni, «Benicomunismo: un’opera classica», in: Piero Bernocchi, Oltre il capitalismo, Massari Editore, 2015. Anche tutti i successivi saggi e articoli, qui di seguito citati, sono contenuti nella seconda parte di Oltre il capitalismo, ove Bernocchi, dopo aver approfondito ed esteso le sue analisi sul benicomunismo, sul capitalismo contemporaneo e sulle possibilità di suo superamento, ha raccolto una ventina di saggi e articoli di valutazione su Benicomunismo, la sua precedente opera del 2012.

25 Andrea Bagni, «Benicomunismo: un processo di liberazione permanente».

26 Alfio Nicotra, «Benicomunismo: per un nuovo pensiero della liberazione».

27 Roberto Morea, «Una lettura del marxismo che va oltre Marx».

28 Alfonso Gianni, «Benicomunismo, ovvero il socialismo del XXI secolo».

29 Ivan Scarcelli, «Riflessioni su una concezione emancipativa dei beni comuni».

30 Giorgio Cremaschi, «Una storia del pensiero anticapitalistico e delle lotte di una generazione».

31 Gianluigi Deiana, «Il benicomunismo come antidogma e paradigma».

32 Franco Russo, «I fatti, poi le interpretazioni».

33 Raffaella Bolini, «Bambini e acque sporche, Penelopi e delfini».

34 Michele Nobile, «A proposito di benicomunismo».

35 Monica Di Sisto, Alberto Zoratti, «Laboratori locali di benicomunismo».

36 Roberto Musacchio, «Discutendo con Piero».

37 Piero Bernocchi, dalla Premessa a Oltre il capitalismo, op. cit. pag. 10.

34  cfr. Perchéi diecimila Zelig rialzino la testa  di Piero Bernocchi e Raul Mordenti, A Sinistra, gennaio-febbraio 1990;Un appello all’intellettualità diffusa  di Piero Bernocchi, Marco Bascetta e Enzo Modugno; L’intellettualità di massa in movimento  di Piero Bernocchi e Raul Mordenti, Marx 101, 1990 n.2

35   Al contratto senza sindacati  di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 3 gennaio 1991

36   E’ solo l’inizio  di Massimo Giannetti, Il Manifesto, 26 maggio 1991

37  O scrutini o paghi di Anna Pizzo, Il Manifesto, 12 giugno 1991; I Cobas precisano di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 14 giugno 1991

38   Sciopero da Cobas  di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 16 ottobre 1991

39  Un corteo diviso di Massimo Giannetti, Il Manifesto, 23 ottobre;  L’altro comizio intervista a Piero Bernocchi, Propettiva Socialista, n.112, 1991

40  cfr. Statuto Cobas, www.cobas.it; e anche La forma sindacato e i Cobas di Piero Bernocchi, Collegamenti Wobbly, n.29, gennaio-febbraio 1992

41   Saldi di fine professore di Gianni Rossi Barilli, Il Manifesto, 15 marzo 1992

42   L’ordinanza anti-sciopero di Piero Bernocchi, La Repubblica, 10 giugno 1992

43  Le ragioni dei Cobas di Piero Bernocchi, Il Manifesto,  12 giugno 1992

44  Insegnanti, un settembre al buio  di Piero Bernocchi, Il Manifesto  19 agosto 1992

45  Strade piene, piazze vuote  di Paolo Andruccioli e altri, Il Manifesto, 3 ottobre 1992; Sassi e spranghe, era il caos di Claudia Terracina, Il Messaggero,  3 ottobre 1992

46  Referendari sparsi, unitevi  di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 29 gennaio 1993; Uniti si può  di Piero Bernocchi, Liberazione, 24 marzo 1993.

47  Dal sindacato ai Cobas, Piero Bernocchi, Erre emme edizioni, Bolsena, aprile 1993.

48  Uno sciopero per la scuola pubblica  di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 31 ottobre 1993; Voglia di Sessantotto di Giulio Benedetti, Corriere della Sera, 13 novembre 1993.

49  In piazza il 25 aprile e il 1° maggio di P. Bernocchi, Il Manifesto, 13 aprile 1994; Tutta l’opposizione in piazza di P. Bernocchi, Il Manifesto, 30 aprile 1994; Un’alleanza autoorganizzata  di P. Bernocchi, Il Manifesto, 2 giugno 1994; Un polo dell’autorganizzazione  di P. Bernocchi, Il Manifesto, 21 giugno 1994; Un corteo anti-Berlusconi di P. Bernocchi, Il Manifesto, 22 settembre 1994; Di sabato in sabato di Sandro Medici, Il Manifesto, 2 novembre 1994.

50  Indietro non si torna di Anna Pizzo, Il Manifesto, 31 maggio 1994.

51 Per una rappresentanza politica dei settori di classe di P. Bernocchi, Contropiano, 30 novembre 1994; La vera opposizione di P. Bernocchi, Il Manifesto, 18 dicembre 1994.

52  Una conferenza per la sinistra  di P. Bernocchi, Il Manifesto, 25 febbraio 1995; Contro il pensiero unico  di P. Bernocchi, Il Manifesto, 28 marzo; Infrangiamo il mito dell’unità della sinistra di P. Bernocchi e A. Ceccotti, Il Manifesto 14 maggio 1995.

53  Corteo Cobas e un appello per dire no, Il Manifesto, 24 maggio 1995; Scuola in piazza contro il contratto di Giampiero Cazzato, Liberazione, 24 maggio.

54   Diecimila prof per le strade di Roma, di M. Giannetti, Il Manifesto, 11 febbraio 1996.

55   Le ragioni del corteo, di Piero Bernocchi, Liberazione, 9 giugno 1996; La scuola che vogliamo, di Anna Pizzo, Il Manifesto, 11 giugno 1996.

56   Noi non ci saremo, di Gabriele Polo, Il Manifesto, 27 ottobre 1996.

57   Dal ’77 in poi, Piero Bernocchi, Erre Emme edizioni, 1997.

58   1977, dibattito con Asor Rosa, Bernocchi e Bertinotti, di LucaTomassini, Liberazione, 26 marzo 1997.

59   Lo sciopero va a scuola, di Vittorio Sirpo, Liberazione, 5 giugno 1997.

60   Il ddl incontra un ampio fronte di No, di Cosimo Rossi, Il Manifesto, 5 luglio 1997.

61  Bassanini assalito da un commando di Cobas, di G. Cavalli, Corriere della Sera, 30 settembre 1997; I Cobas all’assalto del ministero, di Ferruccio Sanza, Il Messaggero, 30 settembre 1997.

62   Governo da rottamare, di Anna Pizzo, Il Manifesto, 19 ottobre 1997.

63   Cobas alla francese, di Anna Pizzo, Il Manifesto, 28 novembre 1997; Protesta pubblica, di A.P., 29 novembre 1997.

64   Per una critica del ’68, Piero Bernocchi, Erre Emme Edizioni, Bolsena, 1998.

65   Un giorno da Cobas dentro il Palazzo, di Maria R. Calderoni, Liberazione, 26 gennaio 2000; I Cobas occupano l’ufficio di Berlimguer, Il Giornale, 25 gennaio 2000.

66   In cinquantamila contro Berlinguer, di Anna Maria Sersale, Il Messaggero, 18 febbraio 2000; In piazza cinquantamila docenti, di Daniele Mastrogiacomo, Repubblica, 18 febbraio 2000; Berlinguer, non è così che si danno i milioni, di Cosimo Rossi, Il Manifesto, 18 febbraio 2000.

67  I prof tornano in piazza, di Mario Reggio, Repubblica, 31 maggio 2000; Bernocchi, capo dei ribelli: “Non è cambiato nulla”, di Anna Maria Sersale, Il Messaggero, 31 maggio 2000.

68   Scuole vuote, piazze affollate, di Checchino Antonini, Liberazione, 17 ottobre 2000; Ancora in piazza la rabbia dei Cobas, di Diana Alfieri, Il Giornale, 17 ottobre 2000.

69  I prof:“No alle mance”, di Anna Maria Sersale, Il Messaggero, 8 dicembre 2000; Scuola, sciopero record, di Mario Reggio, Repubblica, 8 dicembre 2000; I duri e puri salgono in cattedra, di Massimo Dell’Omo, Repubblica, 8 dicembre 2000.

70   Se il sindacato incontra i movimenti, di Salvatore Cannavò, Liberazione, 31 gennaio 2001.

71  Studenti e professori contro D’Ascenzo, di Amelia Mancini, Il Tempo, 21 marzo 2001; Università in fermento, di Raffaella Troili, Il Messaggero, 21 marzo 2001; Il movimento apre La Sapienza, di Checchino Antonini, Liberazione, 21 marzo 2001; Bernocchi:“In piazza anche il 31 marzo”, Liberazione , 21 marzo 2001; Vi aspettiamo il 31 marzo, di Piero Bernocchi, Liberazione, 22 marzo 2001; Insieme agli studenti, di Piero Bernocchi, Liberazione, 28 marzo 2001.

72   La scuola in corteo, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 31 marzo 2001; Non è che l’inizio, di Checchino Antonini, Liberazione, 1 aprile 2001.

73   I Cobas: fermiamo i treni, di Giovanni Mari, Il Secolo XIX, 16 luglio 2001; G8: rottura tra i contestatori, Cobas all’attacco, di Marco Imarisio, Corriere della Sera, 16 luglio 2001; Cobas: “DS, state alla larga dalla testa del corteo”, di Michele Sartori, L’Unità, 19 luglio 2001; G8, i DS devono pentirsi, di A. Cost., Il Secolo XIX, 19 luglio 2001; Il G8 uccide, di Salvatore Cannavò, Liberazione, 21 luglio 2001; Ci hanno teso un agguato, di Piero Sansonetti, L’Unità, 21 luglio 2001, Dopo la tragedia il movimento non arretra, di Benedetto Vecchi, Il Manifesto, 21 luglio 2001; Siamo caduti in trappola, di Michele Concina, Il Messaggero, 21 luglio 2001; Nel giorno del lutto, di Fabrizio Ravelli, Repubblica, 22 luglio 2001; Abbiamo vinto ma a carissimo prezzo, di Michele Concina, Il Messaggero, 22 luglio 2001; Il giorno dei duecentomila, di Livio Quagliata, Il Manifesto, 22 luglio 2001; Vogliono cancellare l’opposizione, di Piero Sansonetti, L’Unità, 23 luglio 2001; Gli agenti hanno fatto una carneficina, di Marisa Fumagalli, Corriere della Sera, 23 luglio 2001; Benvenuti a Santiago, di Alberto Puppo, Repubblica, 23 luglio 2001; Bernocchi: “Pratica di guerra contro il movimento”, di Angela Nocioni, Liberazione, 25 luglio 2001; Gestire la piazza: intervista a Bernocchi, Il Foglio, 3 agosto 2001; Bernocchi: “Il discrimine non può essere la non violenza”, di Piero Sansonetti, L’Unità, 13 agosto 2001.

74   Rinviato al mittente, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 27 settembre 2001; Il vento di Napoli contro la guerra, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 28 settembre 2001; Stati Uniti: la promessa mancata, di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 29 settembre 2001.

75  Movimento al bivio, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 23 ottobre 2001.

76  L’autunno inizia dalla scuola, Alessandro Mantovani, Il Manifesto, 31 ottobre 2001; I primi della scuola, Iaia Vantaggiato, Il Manifesto, 1 novembre 2001; Cobas in piazza, di A.C., L’Unità, 1 novembre 2001; I Cobas: guerra alla Moratti, di R. Mas., La Stampa, 1 novembre 2001.

77  Eccoci, siamo il paese reale, di Alessandro Mantovani, Il Manifesto, 11 novembre 2001; I no global sfilano in pace, di Antonia Stocco, Il Messaggero, 11 novembre 2001; Roma vince la sfida della paura, di Piero Sansonetti, L’Unità, 11 novembre 2001.

78  La protesta del quarto Stato, di Iaia Vantaggiato, Il Manifesto, 15 dicembre 2001; Scuola, tagliati 30 mila posti di lavoro, di Maria Grazia Gerina, L’Unità, 15 dicembre 2001.

79   Da qui alle nostre case, di Benedetto Vecchi, Il Manifesto, 1 febbraio 2002; Porto Alegre parte da Carlo Giuliani, di Piero Sansonetti, L’Unità, 1 febbraio 2002; Il ritorno dei no-global, di Claudio Marincola, Il Messaggero, 1 febbraio 2002; Il Forum alternativo diffida dei DS, di C. L., Corriere della Sera, 1 febbraio 2002; No global, no guerra, di Benedetto Vecchi, Il Manifesto, 2 febbraio 2002; Contestati i parlamentari che hanno votato per la guerra, di Piero Sansonetti, L’Unità, 2 febbraio 2002; Porto Alegre contro la guerra, di Marisa Fumagalli, Corriere della sera, 2 febbraio 2002; Guerra, un Forum per due, di Benedetto Vecchi, Il Manifesto, 3 febbraio 2002.

80  Intervista a Piero Bernocchi, di Angela Nocioni, Liberazione, 10 febbraio 2002; La scuola scende in piazza il 15, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 12 febbraio 2002; Il pubblico in piazza, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 15 febbraio 2002; Piazza Cobas: altri 100 mila, di Ernesto Milanesi, Il Manifesto, 16 febbraio 2002; Centomila in piazza con i Cobas, di Alessandro Capponi, Corriere della Sera, 16 febbraio 2002; Centomila in piazza contro il governo, di Mario Reggio, Repubblica, 16 febbraio 2002; Cobas, uniti contro Berlusconi, di Giovanni Laccabò, L’Unità, 17 febbraio 2002.

81 Il futuro dei Social Forum, di Benedetto Vecchi, Il Manifesto, 3 marzo 2002; Prossimo appuntamento a Roma, di Benedetto Vecchi, 5 marzo 2002.

82  L’unica risposta è la mobilitazione, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 21 marzo 2002; Parole per dividere i movimenti, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 22 marzo 2002.

83  In piazza il 16, alternativi alla Cgil, di Piero Bernocchi, Liberazione, 16 aprile 2002.

84 Genova, no global di ritorno, di Alessandro Mantovani, Il Manifesti, 20 luglio 2002; La riconquista di Genova, di Ernesto Milanesi, Il Manifesto, 21 luglio 2002; Centomila sfilano a Genova, di M. Fu., Corriere della Sera, 21 luglio 2002; Intervista a Piero Bernocchi, di Checchino Antonini, Liberazione, 23 luglio 2002.

85  Rinviare il Forum? di Fabrizio Roncone, Corriere della Sera, 23 ottobre 2002; Il leader dei Cobas: “I nostri contrasti non alimentano la violenza”, di Fabrizio Roncone, Corriere della Sera, 24 ottobre 2002.

86 Le preoccupazioni di Pisanu? Inesistenti, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 25 ottobre 2002; A dieci giorni dal FSE, di Daniele Zaccaria, Liberazione, 27 ottobre 2002; A Firenze ci saremo, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 31 ottobre 2002.

87  I Cobas sfidano gli Usa: a Camp Darby anche da soli, di Marco Imarisio, Corriere della Sera, 5 novembre 2002; Anteprima a Camp Darby, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 5 novembre 2002; Assedio a Camp Darby, di Lorenzo Bianchi, Quotidiano Nazionale, 5 novembre 2002; Non siamo idioti, nessuno violerà la base Usa, di Marzio Fatucchi, Repubblica, 5 novembre 2002; In 7 mila preparano l’assedio a Camp Darby, di Stefano Filippi, Il Giornale, 5 novembre 2002.

88  Bernocchi, il leader che ha fatto il ’68, il ’77 e il ’99, Il Riformista, 7 novembre 2002; A Camp Darby il movimento si spacca, di Lucia Bigozzi, Il Giornale, 7 novembre 2002; Quattromila a Camp Darby, nessun incidente, di Mario Menghetti, Il Messaggero, 7 novembre 2002; Quattromila in marcia per urlare no alla guerra, di Lorenzo Bianchi, Quotidiano Nazionale, 7 novembre 2002; Ma che fine hanno fatto i cattivi?, di Piero Sansonetti, L’Unità, 7 novembre 2002; Assedio pacifico a Camp Darby, di Carlo Bonini, Repubblica, 7 novembre 2002; I nonni dei no global, di Filippo Ceccarelli, La Stampa, 8 novembre 2002; Tra Agnoletto e Casarini spunta Bernocchi, di Mario Menghetti, Il Messaggero, 8 novembre 2002.

89  I leader in testa, prima fila vietata ai partiti, di Michele Concina, Il Messaggero, 9 novembre 2002; Con gli amici di Carlo, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 10 novembre 2002; Mezzo milione in piazza, di Giorgio Gandola, Il Giornale, 10 novembre 2002; Forum, un immenso corteo, di Michele Concina, Il Messaggero, 10 novembre 2002; Il sollievo del prefetto Serra, di Massimo Martinelli, Il Messaggero,10 novembre 2002; Una Firenze solidale accoglie un milione di persone, di Frida Nacinovich, Liberazione, 10 novembre 2002.

90  Sciopero europeo contro la guerra, di Anais Ginori, Repubblica, 11 novembre 2002; I no global: sciopero europeo contro la guerra, di Michele Concina, Il Messaggero, 1 novembre 2002; Uno sciopero europeo contro la guerra, di Mario Sechi, Il Giornale, 11 novembre 2002; Prossimo obiettivo, 10 milioni in piazza per la pace, di Marco Imarisio, Corriere della Sera, 11 novembre 2002; Ora sciopero europeo contro la guerra, di Massimo Solani, L’Unità, 11 novembre 2002; E ora lo sciopero europeo, di Piero Bernocchi, Liberazione, 12 novembre 2002.

91  E’ un attacco al movimento, di Anais Ginori, Repubblica, 16 novembre 2002; Mossa contro il movimento, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 16 novembre; Il movimento non si arresta, di Angela Nocioni, Liberazione, 16 novembre 2002.

92  Identificati: sono Cobas, Il Secolo XIX, 9 gennaio 2003; I capi del black bloc? No, siamo Cobas, di Boschi e Mantovani, Il Manifesto, 10 gennaio 2003; G8, in Procura i Cobas delle foto, di Calandra e Preve, Repubblica, 10 gennaio 2003; La Procura insiste: indaghiamo sui Cobas, di Marco Preve, Repubblica, 12 gennaio 2003; Bernocchi: “Il movimento non appalta la sua rappresentanza”, di Checchino Antonini, Liberazione, 15 gennaio 2003.

93  A Porto Alegre gridano in centomila: pace, di Michele Concina, Il Messaggero, 24 gennaio 2003; Fassino e Cofferati restano a casa. I Cobas: meglio così, di Fabrizio Roncone, Corriere della Sera, 24 gennaio 2003; Come trasformare la grande forza del movimento, di Ritanna Armeni, Liberazione, 26 gennaio 2003; Chavez si schiera con i no global, di Piero Sansonetti, L’Unità, 27 gennaio 2003.

94 Quanti no alla guerra, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 1 febbraio 2003; Il movimento chiede coerenza, di Checchino Antonini, Liberazione, 2 febbraio 2003.

95  La piazza di Roma sempre più trasversale, di Michele Concina, Il Messaggero, 11 febbraio 2003; La marcia del popolo no war, di Claudia Fusani, Repubblica, 12 febbraio 2003; Sabato per la pace, trenta milioni in piazza, di Michele Concina, Il Messaggero, 13 febbraio 2003; Il movimento reale che può fermare la guerra, di Checchino Antonini, Liberazione, 16 febbraio 2003; Un giorno da capitale della pace, di Piero Sansonetti, L’Unità, 16 febbraio 2003; Per la pace ancora in piazza, di Anais Ginori, Repubblica, 16 febbraio 2003; Dopo la manifestazione, di Fabrizio Roncone, Corriere della sera, 17 febbraio 2003; Non tradiamo le speranze del 15 febbraio, di Piero Sansonetti, L’Unità, 17 febbraio 2003.

96 Ecco i legami tra Brigate Rosse e ultrà pacifisti, di Lucia Esposito, Libero, 9 marzo 2003; Vietato giocare con i fiammiferi, di Renato Farina, Libero, 9 marzo 2003; I no global contro Libero, Il Manifesto, 11 marzo 2003; Quel groviglio di minacce e disinformazione, di Annibale Paloscia, Liberazione, 11 marzo 2003; Falsi teoremi contro sindacati e movimenti, di Fabio Sebastiani, Liberazione, 12 marzo 2003.

97  Arcobaleno su Roma, di Checchino Antonini, Liberazione, 21 marzo 2003; Due manifestazioni per le strade di Roma, Angela Azzaro, Liberazione, 22 marzo 2003; Roma, un NO diviso per due, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 22 marzo 2003.

98  No al guerra, di Angela Azzaro, Liberazione, 23 marzo 2003; Basta guerra, la vita è bella, di Micaela Bongi, Il Manifesto, 23 marzo 2003.

99  Sciopero di base contro la guerra, di Manuela Cartosio, Il Manifesto, 1 aprile 2003; Contro la guerra sfilano i Cobas, di Marino Bisso, Il Messaggero, 3 aprile 2003; Sindacati di base per la pace, Il Manifesto, 3 aprile 2003.

100  Intervista a Piero Bernocchi: “A guerra permanente resistenza permanente”, di Checchino Antonini, Liberazione, 9 aprile 2003; Il movimento pacifista è ancora in piedi, di Piero Sansonetti, L’Unità, 13 aprile 2003.

101  La scuola da protagonista, di Piero Bernocchi, Liberazione, 24 ottobre 2003; I Cobas sfilano con gli assassini, di Barbara Romano, Libero, 25 ottobre 2003; I Cobas: compagni, cattive notizie, Corriere della Sera, 25 ottobre 2003; I Cobas riempiono la piazza, di Paolo Andruccioli, Il Manifesto, 25 ottobre 2003; I Cobas, così fanno di tutta l’erba un fascio, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 26 ottobre 2003.

102 I terroristi sono nella Cgil, di T.M., Libero, 30 ottobre 2003; Terrorismo e movimento, sciacallaggio e deliri, di Checchino Antonini, Liberazione, 30 ottobre 2003; Accuse contundenti, di Piero Sansonetti, L’Unità, 30 ottobre 2003; La sinistra mette la testa sotto la sabbia, di Gianluca Roselli, Libero, 31 ottobre 2003.

103  Assassini? No, fanno politica, sono nostri nemici come Fassino, di Carlo Bonini, Repubblica, 1 novembre 2003; Così vicini, così lontani, di Alessandro Mantovani, Il Manifesto, 1 novembre 2003; Brigatisti necessari a chi?, di Gemma Contin, Liberazione, 2 novembre 2003. 

104  Firenze, un anno dopo guarda Parigi, di Andrea Milluzzi, Liberazione, 11 novembre 2003; Al Forum scatta la mobilitazione, di Salvatore Cannavò, Liberazione, 13 novembre 2003; Contro il terrorismo e contro la guerra, di Piero Sansonetti, L’Unità, 16 novembre 2003; Via le truppe dall’Iraq, di Salvatore Cannavò, Liberazione, 16 novembre 2003.

105  PRC: l’idillio è finito, di Andrea Colombo, Il Manifesto, 17 gennaio 2004; Di fronte al potere violento, non ci basta dirci non violenti, di Bernocchi, Bersani, Cannavò, Casarini, Liberazione, 16 gennaio 2004; Non violenza? No, grazie, paralizza le lotte, Corriere della Sera, 16 gennaio 2004; Sberleffi disobbedienti, di A. Man., Il Manifesto, 16 gennaio 2004.

106  Movimento e Tempo Pieno, di Checchino Antonini, Liberazione, 17 gennaio 2004; Non toccate il Tempo Pieno, di Mario Reggio, Repubblica, 18 gennaio 2004; Diamo tempo ai bambini, di Iaia Vantaggiato, Il Manifesto, 18 gennaio; Educazione civica, di Checchino Antonini, 18 gennaio 2004.

107  Movimento: tutelarne l’unità, valorizzarne la radicalità, Liberazione, 6 febbraio 2004.

108  Il movimento si interroga, di Checchino Antonini, Liberazione, 8 febbraio 2004; Social Forum: siamo non violenti ma radicali, di Adriana Comaschi, L’Unità, 8 febbraio 2004; No global, il movimento si divide sulla violenza, di Michele Concina, Il Messaggero, 9 febbraio 2004.

109  L’autodenuncia degli ex-portavoce del GSF, Il Manifesto, 29 febbraio 2004; Al via processo contro 26 no global, di Alessandro Mantovani, Il Manifesto, 2 marzo 2004.

110  Università e scuola contro la Moratti, di Luigi Pasquinelli, Il Messaggero, 5 marzo 2014; Atenei, il giorno della rivolta, di Mario Reggio, Repubblica, 5 marzo 2004.

111  Un errore i sì e i nì alla missione, di Checchino Antonini, Liberazione, 11 marzo 2004; Gino Strada contro gli astenuti, di Claudia Fusani, Repubblica, 11 marzo 2004; Opposizione, un terzo ora guarda alla piazza, di Nino Bertoloni Meli, Il Messaggero, 11 marzo 2004.

112  E i pacifisti avvertono: “Non decide Fassino”, Repubblica, 14 marzo 2004; I timori del leader DS e di Rutelli, Maria Teresa Meli, Corriere della Sera, 14 marzo 2004; I capi del Triciclo se ne stiano a casa, di Fa. C., Corriere della Sera, 18 marzo 2004.

113  Corteo per la pace a Roma, atteso un milione di persone, di Michele Concina, Il Messaggero, 19 marzo 2004; Una giornata per la pace, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 19 marzo 2004; A Roma per la pace dei popoli, di Checchino Antonini, Liberazione, 19 marzo 2004; A Roma l’arcobaleno del mondo, di Piero Sansonetti, L’Unità, 19 marzo 2004.

114 Falchi e colombe, il Movimento si divide, Il Messaggero, 22 marzo 2004; Il day after dei collettivi, di Claudia Fusani, Repubblica, 22 marzo 2004; L’ira dei DS sugli alleati, di Ugo Bonasi, Quotidiano Nazionale, 22 marzo 2004.

115 Un caso usato per oscurarci, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 23 marzo 2004; Il nuovo ‘strappo’ che serve a Fassino, Il Riformista, 23 marzo 2004; Il fantasma esausto del ’77, di Ida Dominijanni. Il Manifesto, 23 marzo 2004; Lo strabismo di guerra, di Checchino Antonini, Liberazione, 23 marzo 2004; E’ Bernocchi che deve chiarire i suoi rapporti con il movimento, di Gabriella Stramaccioni, Liberazione, 27 marzo 2004.

116  Corteo vietato ai no war, di Sara Menafra, Il Manifesto, 26 maggio 2004; Tira e molla su Piazza Venezia, di Sara Menafra, Il Manifesto, 27 maggio 2004; Bush a Roma: è scontro sul corteo, di Claudia Terracina, Il Messaggero, 27 maggio 2004; Piazza Venezia è vietata. No, è un invito, Repubblica, 27 maggio 2004; Piazza di pace, di Andrea Milluzzi, Liberazione, 27 maggio 2004; Intervista a Bernocchi:“I divieti creano incidenti”, di Claudia Fusani, Repubblica, 30 maggio 2004.

117  Ora mille Nassiriya”, tutti contro i Cobas, Corriere della sera, 5 giugno 2004; Bernocchi guida il corteo: “Erano solo ragazzi”, Corriere della sera, 5 giugno 2004; I violenti vengono isolati, di Fabrizio Roncone, Corriere della sera, 5 giugno 2004; L’augurio dei pacifisti: 10, 100, 1000 Nassiriya, di Nicoletta Orlandi, Libero, 5 giugno 2004; La sinistra che fa il suo mestiere, Il Foglio, 5 giugno 2004; Lo slogan che piace a 20 manifestanti, di Sara Menafra, Il Manifesto, 5 giugno 2004; L’insulto ai carabinieri, di Enrico Fierro, L’Unità, 5 giugno 2004; I pacifisti scomunicano il Listone: “Siete vigliacchi”, di Roberto Scafuri, Il Giornale, 6 giugno 2004.

118 La guerra tiene banco al Forum, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 16 ottobre 2004; Movimento in crisi: uniti solo sulla pace, di Michele Concina, Il Messaggero, 18 ottobre 2004; In centomila per la pace a Londra, di Mar. Mazz., Liberazione, 19 ottobre 2004.

119  Prima di tutto via le truppe, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 29 ottobre 2004; Sinistra in piazza contro l’Europa di Prodi, di Barbara Romano, Libero, 31 ottobre 2004; Ora torniamo al dialogo, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 31 ottobre 2004; Tornano in piazza i pacifisti, di Claudia Fusani, Repubblica, 31 ottobre 2004.

120  No Moratti day, di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 14 novembre 2004; Scuola in rivolta, oggi il blocco, Repubblica, 15 novembre; La manifestazione anti-Moratti, di Tiziana Lapelosa, Libero, 16 novembre 2004; Perché Moratti non deve essere bocciata, di Mattias Mainiero, Libero, 16 novembre 2004; Le scuole si fermano per salvare la scuola, di Riccardo De Gennaro, L’Unità, 16 novembre 2004.

121  Porto Alegre al via, di Beatrice Montini, L’Unità, 28 gennaio 2005.

122  Torna in strada il fronte anti Moratti, di Andrea Milluzzi, Liberazione, 12 febbraio 2005; La  scuola torna in piazza, di Iaia Vantaggiato, Il Manifesto, 13 febbraio 2005; Migliaia di stop alla riforma Moratti, di Andrea Milluzzi, Liberazione, 13 febbraio 2005.

123 Il Forum Sociale Europeo per Giuliana Sgrena, di Argiris Panagopoulos, Il Manifesto, 27 febbraio 2005.

124 Occhi sociali sul Congresso, di Loris Campetti, Il Manifesto, 3 marzo 2005; Il ‘Fausto di governo’ agita i movimenti, di Michele Concina, Il Messaggero, 3 marzo 2005; Prodi apprezza la relazione, di Frida Nacinovich, Liberazione, 4 marzo 2005; Il caso foibe scuote il congresso di Rifondazione, di Monica Guerzoni, Corriere della Sera, 5 marzo 2005.

125  I Cobas puntano sulla scuola, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto,19 marzo 2005; E nelle piazze c’è anche la scuola: tutta, di Andrea Milluzzi, Liberazione, 19 marzo 2005.

126  Pacifisti in piazza nel mondo, di Alberto Mattone, Repubblica, 20 marzo 2005; Il popolo della pace assedia Palazzo Chigi, di Checchino Antonini, Liberazione, 20 marzo 2005; No war di corsa a Palazzo Chigi, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 20 marzo 2005.

127  Bernocchi, dal ’68 al 2005: “Solo in piazza io respiro”, di Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, 26 ottobre 2005; Assedio a mani alzate, di Matteo Bartocci, Il Manifesto, 26 ottobre 2005; Montecitorio sotto assedio, di Concita De Gregorio, Repubblica, 26 ottobre 2005; La ‘sindrome Bernocchi’ secondo i ragazzi del ’68, di Fabrizio Caccia, Corriere della Sera, 27 ottobre; E’ patetico stare in piazza o accettare l’esistente?, di Piero Bernocchi, Liberazione, 28 ottobre 2005.

128  Cobas in piazza verso il 25, di Fabio Sebastiani, Liberazione, 22 novembre 2005; Finanziaria Tremonti si aggrappa alla paura, di Roberto Farneti, Liberazione, 24 novembre 2005; La sfida dei Cobas in difesa della scuola pubblica, di Francesco Piccioni, Il Manifesto, 26 novembre 2005; I Cobas chiudono una scuola su tre, di Andrea Milluzzi, Liberazione, 26 novembre 2005.

129  Il Forum di Caracas dice ‘No alla guerra’, di Maurizio Matteuzzi, Il Manifesto, 26 gennaio 2006; Il Forum riscopre ‘la revolucion’, di Maurizio Matteuzzi, 31 gennaio 2006; Il Forum di Caracas ci dice: non ci possono essere governi “amici”, di Piero Bernocchi, Liberazione, 2 febbraio 2006; Un Forum molto radicale, di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 2 febbraio 2006.

130  Bruciata in piazza la bandiera di Israele, di Fabrizio Roncone, Corriere della Sera, 19 febbraio 2006; Al rogo le bandiere di Israele e Usa, di Giovanna Casadio, Repubblica, 19 febbraio 2006; Uno Stato palestinese subito, di Checchino Antonini, Liberazione, 19 febbraio 2006.

131 Bernocchi:”Contro la guerra un corteo controcorrente”, intervista di Checchino Antonini, Liberazione, 15 marzo 2006; Ripartiamo da Firenze e Porto Alegre, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 16 marzo 2006; Domani la giornata mondiale no war, di Checchino Antonini, Liberazione, 17 marzo 2006; La pace non c’è, di Checchino Antonini, Liberazione, 21 marzo 2006.

132  Un mondo in movimento, di P. Bernocchi e R. Bolini, Il Manifesto, 31 marzo 2006; L’Africa interroga il Primo Mondo, di P. Bernocchi e R. Bolini, Liberazione, 31 marzo 2006.

133  I movimenti a Prodi, di Checchino Antonini, Liberazione, 2 aprile 2006.

134  Unica certezza il No alla guerra, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 4 maggio 2006; Forum Sociale Europeo, lotta alla guerra globale, di Checchino Antonini, Liberazione, 4 maggio2006; Atene, il No alla guerra al centro degli incontri, di Che. Antonini, Liberazione, 6 maggio 2006.

135  Tanti piccoli scontri per oscurare il corteo, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 7 maggio 2006; Atene, il grande corteo spezzato dalle Tute nere, di Checchino Antonini, Liberazione, 7 maggio 2006; L’appello del Social Forum di Atene, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 9 maggio 2006; Atene, il Forum rilancia, di Checchino Antonini, Liberazione, 9 maggio 2006; Prodi via dall’Afghanistan, di Eleonora Martini, Il Manifesto, 9 maggio 2006.

136  Rifondazione, Bertinotti e la parata militare, di Piero Bernocchi, Liberazione, 5 maggio 2006; Lettera ad un presidente appena arrivato, di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 26 maggio 2006; Quale missione civile per sinistra e pacifisti?, di Carla Casalini, Il Manifesto, 27 maggio 2006; Unione di parata e contro parata, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 1 giugno 2006; L’estrema sinistra sfila contro Prodi e Bertinotti, di Antonio Signoria, Il Giornale, 3 giugno 2006; Controparata pacifista, di Checchino Antonini, Liberazione, 3 giugno 2006.

137 I precari: “Ci vediamo ad ottobre”, di Checchino Antonini, Liberazione, 9 luglio 2006; Fermiamo la precarietà, di Antonio Sciotto, Il manifesto, 9 luglio 2006.

138  No alla Finanziaria ammazza-precari, manchette su Il Manifesto, 25 ottobre 2006; Cobas contro Prodi e Damiano, di Andrea Milluzzi, Liberazione, 26 ottobre 2006; I Cobas rischiano di rovinare il 4 novembre, di Antonio Sciotto, Il Manifesto, 26 ottobre 2006; Scontri e polemiche sulla manifestazione del 4 novembre, di Bruno Ugolini, L’Unità, 27 ottobre 2006; Il 4 novembre ancora in pista, di Francesco Piccioni, Il Manifesto, 27 ottobre 2006; La Finanziaria attaccata da sinistra, Il Foglio, 28 ottobre 2006; Siamo in ballo e balliamo, di Francesco Piccioni, Il Manifesto, 28 ottobre 2006; Corteo dei precari, rissa Cobas Cgil, di Barbara Ardù, Repubblica, 28 ottobre 2006; Se la prendono con noi, di Piero Bernocchi, Liberazione, 28 ottobre 2006; Corteo dei Cobas, lite a sinistra, di Enrico Marro, Corriere della Sera, 2 novembre 2006.

139  Un pezzo di governo al corteo, di Felicia Masocco, L’Unità, 3 novembre 2006; Al corteo di lotta e di governo, di Umberto Rosso, Repubblica, 3 novembre 2006;  Mezzo governo in piazza contro il governo, di Gianmaria De Francesco, Il Giornale, 4 novembre 2006; Di piazza o di governo, di Antonio Padellaro, L’Unità, 4 novembre 2006; La protesta dei precari, oltre centomila in piazza, di Umberto Rosso, Repubblica, 5 novembre 2006; Siamo tutti precari e non ci piace, di Francesco Piccioni, Il Manifesto, 5 novembre 2006; Governo contro governo, di Fabio Martini, La Stampa, 5 novembre 2006; E’ tornato visibile il conflitto Capitale-Lavoro, di Piero Bernocchi, Liberazione, 9 dicembre 2006.

140 I sindacati di base scioperano contro la Finanziaria, di Manuela Cartosio, Il Manifesto, 14 novembre 2006; Finanziaria brutta per i lavoratori, intervista a Piero Bernocchi di Roberto Farneti, Liberazione,15 novembre 2006; Non abbiamo governi amici, di Manuela Cartosio, Il Manifesto, 17 novembre 2006; I sindacati di base fanno il pieno di consensi, Il Manifesto, 18 novembre 2006.

141A Roma fantocci in fiamme e slogan su Nassiriya, di Checchino Antonini, Liberazione, 19 novembre 2006; I ‘duri’ bruciano i manichini ‘sionisti’, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 19 novembre 2006; Quelle grida e quei fuochi erano disastrosi, di Piero Bernocchi, Liberazione, 22 novembre 2006; Chiamatevi fuori dalla sinistra scema, di Piero Sansonetti, Liberazione, 22 novembre 2006.

142  Epifani punta alla resa dei conti, Il Sole-24 Ore, 21 novembre 2006; Piazze violente, allarme di Epifani, di Roberto Mania, Repubblica, 22 novembre 2006; Sui Cobas avete passato il limite, di Enrico Marro, Corriere della Sera, 22 novembre 2006; Sciopero Cobas: Epifani striglia la Fiom, Il Messaggero, 22 novembre 2006; Epifani presenta il conto, di Loris Campetti, 22 novembre 2006.

143  Lo sciopero del 7 in difesa della scuola pubblica, di Piero Bernocchi, il Manifesto, 6 dicembre 2006; Stanno riempiendo le piazze di malcontento, La Padania, 6 dicembre 2006; Oggi i Cobas di nuovo in piazza contro la Finanziaria, Il Manifesto, 7 dicembre 2006; Scuola, Cobas in piazza, di Sara Picardo, Liberazione, 8 dicembre 2006.

144  Il partito antiamericano, di Pierluigi Battista, Corriere della sera, 18 gennaio 2007; Il fronte del NO arruola 120 deputati, di Federica Re David, Il Messaggero, 19 gennaio 2007; Vicenza protesta a Roma, di Checchino Antonini, Liberazione, 20 gennaio 2007; Base Usa, senatori in piazza, di Federica Re David, Il Messaggero, 20 gennaio 2007; PRC, svolta sull’Afghanistan, di Giovanna Casadio, Repubblica, 20 gennaio 2007.

145  Polemica con Menapace che mi ha definito “parassita”, di Piero Bernocchi, Liberazione, 21 gennaio 2007; Gli apostati del pacifismo all’assalto di chi li svergogna, di Fulvio Grimaldi, Fuorilinea, 25 gennaio 2007.

146  Ratzinger impone, ubbidisce l’Unione, manchette su Il Manifesto, 9 febbraio 2007; E al corteo No Vat sfilano deputati, Il Manifesto, 10 febbraio 2007; No Vat, tanto movimento, di Laura Eduati, Liberazione, 11 febbraio 2007.

147  PRC a rischio fischi a Vicenza, di Ettore Colombo, Il Riformista, 13 febbraio 2007; Pro o contro il governo, il corteo si divide, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 17 febbraio 2007; Le grane per Prodi iniziano adesso, di Alessandro Montanari, La Padania; “Governo vergogna!”, di Luca Telese, Il Giornale, 18 febbraio 2007; Per il PRC è finito il tempo di lotta e di governo, di Renato Pezzini, Il Messaggero, 18 febbraio 2007.

148  Non volevamo la crisi, di Checchino Antonini, Liberazione, 22 febbraio; Prodi deve andare avanti, di C.L., Il Manifesto, 22 febbraio 2007; Né con i brigatisti né con l’Unione, di Carlo Puca, Panorama,22 febbraio 2007; Occhi di pace su Kabul, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 25 febbraio 2007; Tre sfide di piazza, di Eleonora Martini, Il Manifesto, 27 febbraio 2007.

149 E’ ora che i no-war contro il governo si uniscano, intervista a Piero Bernocchi, di Orsola Casagrande, Il Manifesto, 3 marzo 2007; Domani in piazza quelli del “senza se”, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 16 marzo 2007.

150  Quindicimila in piazza contro la guerra, di Michele Concina, Il Messaggero, 18 marzo 2007; Cobas in piazza contro la missione e per Davide, di A.C., L’Unità, 18 marzo 2007; I dissidenti in piazza, di G.D.M., Repubblica, 18 marzo 2007; Ritiro delle truppe, via le basi, di Cinzia Gubbini, Il Manifesto, 18 marzo 2007.

151  No Bush no war day, il 9 giugno contro la guerra, Il Manifesto, 15 maggio 2007; Bush a Roma, percorsi diversi, di Sara Menafra, Il Manifesto, 16 maggio 2007; Bush a Roma il 9 giugno, Liberazione, 16 maggio 2007; Accordo lontanissimo per il No Bush day, di Checchino Antonini, Liberazione, 17 maggio 2007.

152  Bush, manifestazione unitaria? Bernocchi: “Non è possibile”, di S.B, Il Manifesto, 20 maggio 2007; Bush, manifestazione pacifica, a meno che.., intervista a Piero Bernocchi, Quotidiano Nazionale, 22 maggio 2007; Divisi contro Bush, di Orsola Casagrande, Il Manifesto, 23 maggio 2007; Contro Bush è più giusta una manifestazione o due?, di Piero Bernocchi, Liberazione, 23 maggio 2007.

153  Visita di Bush, intesa per il corteo, Corriere della Sera, 27 maggio 2007.

154  Bush, allerta no global, di Davide Desario, Il Messaggero, 2 giugno 2007; I 100 mila No di Rostock, di Guido Ambrosino, Il Manifesto, 3 giugno 2007; Bush a Roma, sale la tensione dopo Rostock, Roma One, 4 giugno 2017; Jet antikamikaze blindano la Capitale, Il Tempo, 4 giugno 2007; Ecco i rischi per Bush, di Laura Milella, Repubblica, 4 giugno 2007.

155  Cobas e Disobbedienti dal prefetto Serra, di Giovanna Vitale, Repubblica, 6 giugno 2007.

156  Il leader Bernocchi: “Ci saranno cani sciolti, non ne rispondo”, di Marco Imarisio, Corriere della Sera, 9 giugno 2007; I politici vanno al sit-in, di Fabrizio Roncone, Corriere della Sera, 9 giugno 2007; La base diserta Piazza del Popolo, di Alessandro Braga, Il Manifesto, 10 maggio 2007; Il modello Vicenza trionfa, di Andrea Fabozzi, Il Manifesto, 10 maggio 2007; In corteo contro Usa e Prodi, di Alberto Custodero, Repubblica, 10 giugno 2007; Scontri al corteo no war, di Fabrizio Roncone, Corriere della sera, 10 giugno 2007; Centomila senza se e senza ma, di Checchino Antonini, Liberazione, 10 giugno 2007.

157  I movimenti festeggiano, di Michele Concina, Il Messaggero, 11 giugno 2007; Serra racconta gli scontri, di Giovanna Vitale, Repubblica, 11 giugno 2007; Il mea culpa del PRC, di Alessandro Braga, Il Manifesto, 12 giugno 2007; Bernocchi: “Sì a cortei unitari, ma il PRC rompa con il governo”, intervista a Piero Bernocchi, di Angela Mauro, 12 giugno 2007.

158 Sciopero contro manovra e protocollo, intervista a Piero Bernocchi, di Checchino Antonini, Liberazione, 7 novembre 2007; Sciopero generale di Cobas, Cub,SdL, di Beatrice Macchia, Liberazione, 9 novembre 2007; Sciopero generale contro il governo, di Sara Farolfi, Il Manifesto, 9 novembre 2007; Sciopero anti-Finanziaria, di Francesco Piccioni, Il Manifesto, 10 novembre 2007.

159  Cobas: il 17 Ratzinger resti in Vaticano, di Agenzia AGI, 15 gennaio 2008; Bernocchi: “Ottima notizia”, di Agenzia ANSA, 15 gennaio 2008; I docenti ribelli esultano, Corriere della sera, 16 gennaio 2008; Una Sapienza in assetto militare, di Stefano Milani, Il Manifesto, 18 gennaio 2008.

160  No Vat, corteo e tre giorni di iniziative, Il Manifesto, 8 febbraio 2008; Il Vaticano odia le donne, di Laura Eduati, Liberazione, 10 febbraio 2008; In piazza il popolo No Vat, di Giacomo Russo Spena, Il Manifesto, 10 febbraio 2008.

161  Parole partigiane di un mondo in rivolta, di Angelo Mastrandrea, Il Manifesto, 26 marzo 2008; Dentro nella lotta, sempre da una parte sola, di Maria R. Calderoni, Liberazione, 21 maggio 2008.

162  Un libro di Piero Bernocchi indaga i movimenti politici di massa, di Franco Russo, Liberazione, 5 luglio 2008.

163  Il governo fa posto in carcere agli anti-Bush, di Giacomo Russo Spena, Il Manifesto, 5 giugno 2008; Teste di cuoio e divieto di sorvolo, L’Unità, 10 giugno 2008.

164  L’addio dei no war a Bush il guerrafondaio, di Giacomo Sette, Il Manifesto, 12 giugno 2008; Corteo no war, Via Veneto off limits, di Fabrizio Caccia, Corriere della Sera, 12 giugno 2008; No war, addio a Bush, di Checchino Antonini, Liberazione, 12 giugno 2008.

165  I Cobas al FSE di Malmoe, manchette, Il Manifesto, 15 settembre 2008; Il Forum Sociale Europeo sbarca nella Malmoe post-industriale, di Checchino Antonini, Liberazione, 18 settembre 2008; FSE:oggi il corteo a Malmoe, di C. Antonini, Liberazione, 20 settembre 2008; Clima e guerra: il Forum Sociale avverte la catastrofe, di C.Antonini, Liberazione, 23 settembre 2008.

166  I sindacati di base muovono per primi, di Francesco Piccioni, Il Manifesto, 10 ottobre 2008; Il 17 ottobre sciopero generale, di Roberto Farneti, Liberazione, 10 ottobre 2008; Bernocchi: “Soldi alle banche e tagli alle scuole”, intervista a Piero Bernocchi di Francesco Piccioni, Il Manifesto, 16 ottobre 2008; A Roma la carica dei 500 mila, Liberazione, 18 ottobre 2008; Scuola, mezzo milione contro la Gelmini, di Marina Cavallieri, Repubblica, 18 ottobre 2008; I manifestanti? Un moto spontaneo, intervista a Piero Bernocchi, di S.O., Il Riformista, 18 ottobre 2008.

167  I Cobas: da oggi presidio al Senato, Liberazione, 28 ottobre 2008; Prosegue il presidio dei Cobas a Palazzo Madama, Liberazione, 29 ottobre 2008; In Piazza Navona è stato il caos, di Curzio Maltese, 30 ottobre 2008; Scontri tra studenti, guerriglia a Piazza Navona, di Maria Lombardi, Il Messaggero, 30 ottobre 2008; L’allarme scontri era già scattato, di Sara Menafra, Il Manifesto, 30 ottobre 2008; I Cobas: no alla teoria degli “opposti camion”, di Piero Bernocchi, Il Manifesto, 1 novembre 2008.168  In sciopero anche Cobas, Cub e Sdl, Il Manifesto, 10 dicembre 2008; Anche Cobas, Cub e Sdl sfidano il governo, di Roberto Farneti, Liberazione, 10 dicembre 2008; Sindacati di base e studenti invadono venti piazze, di Rober