La Costituzione di Robin Hood e il Partito della Costituzione “ La proprietà privata dei beni economici deve essere piegata a fini sociali dalla sovranità dei cittadini, altrimenti può essere espropriata come bene comune ”, scrive Paolo. Ottime intenzioni: ma Flores non può ignorare l’entità del conflitto per arrivare a tale obiettivo cruciale. E, dunque, come può pensare di condurre uno scontro di tale portata – contro un capitalismo sempre più arrogante e spietato, e una borghesia di Stato e privata cialtrona quanto rapace, e non intenzionata a mollare un grammo del proprio potere – con l’unico scudo della Costituzione, entro la quale, per giunta, è stato inserito pure il Fiscal compact, quel folle “pareggio di bilancio” che Paolo, giustamente, definisce “famigerato”? Mi pare che il lunghissimo elenco di obiettivi, in gran parte pure condivisibili, che dovrebbero essere il programma dell’ipotetico Partito della Costituzione, già dimostrino che il richiamo alla Carta è puro flatus vocis se non cammina un insieme di obiettivi concreti, immediati e tangibili che possano garantire la più ampia realizzazione dei diritti di giustizia sociale, economica e materiale, in primis, e politica, istituzionale e sindacale, in parallelo. E che dunque va innanzitutto individuato e cercato di costruire il blocco sociale (o meglio: il blocco di alleanze sociali) in grado di sostenere tale programma e di combattere per esso con continuità. E qui, mi si passi il luogo comune, “casca l’asino” dell’argomentazione di Paolo. Ovviamente condivido la sua invettiva politica nei confronti del PD e Pdl, che considero una sorta di Partito Unificato (al di là della bagarre per la gestione del potere governativo) dell’Austerità: come pure la constatazione che tali partiti, insieme al governo Letta e al mega-presidente Napolitano, stanno irreversibilmente dall’altra parte della barricata. Ma pensare che, in assenza di un blocco sociale e di una alleanza antiliberista, antiausterità e, a mio avviso, fondamentalmente anticapitalista, già costituita o in via di formazione, si possa ovviare con “ una Lista elettorale di coerenti amici della Costituzione ”, che per decollare ed avere successo avrebbe solo bisogno di un leader, o meglio di un paio (“ Chi può fare da catalizzatore per la nascita di questa Lista? Il problema sta tutto qui e sembra oggi insormontabile. Oggi non si crea una Lista elettorale senza in leader ”) mi pare una plateale offesa che Paolo fa alla propria intelligenza prima che alla nostra. E non perché non si sia consapevoli della necessità che i movimenti e le forze di trasformazione riescano a penetrare positivamente nelle istituzioni e ad imporvi nuovi rapporti di forza: ma perché è impensabile di scavalcare le difficoltà della faticosa costruzione delle alleanze sociali tra i diversi settori di movimento e di organizzazioni antiliberiste, antiausterità e anticapitaliste, con l’imposizione dall’alto di uno o più leader che avrebbero la virtù taumaturgica di essere unificanti con il solo richiamo alla attuazione della Carta Costituzionale. Tant’è che quando Flores ci presenta il risultato della sua ricerca dei “nuovi” uomini della Provvidenza, confessa di averne trovati solo due, Maurizio Landini e Stefano Rodotà, gli stessi che poche righe prima aveva giustamente demolito alla loro prima uscita pubblica in comune, la manifestazione del 12 ottobre. Testualmente: “

Risiede proprio qui il limite della bella manifestazione che si è svolta il 12 ottobre scorso a Roma..in cui è risuonata una decina di volte l’espressione ‘la Costituzione è stata tradita’. Denuncia sacrosanta, indignazione necessaria, ma che restano a mezz’aria se non si aggiunge il ‘chi’ di questo prolungato misfatto, di quanti tradiscono la Costituzione e ne impediscono la realizzazione…Non farlo significa (s) mobilitare le masse, le coscienze, le energie democratiche. Cioè mobilitarle ma poi fermarle politicamente ” . Ben detto. Ma, appunto, come ci si può illudere che l’immane compito di costruire e saldare un fronte antiliberista e anti-Sistema possa essere risolto da un ottantenne, pur rispettabile ma che ha​ fatto tutto il suo cursus honoris nella “sinistra di Sistema” (4 volte parlamentare nelle liste del PCI e dei partiti eredi, ministro della Giustizia nel cosiddetto governo-ombra di Occhetto, primo presidente del Congresso nazionale PDS, vicepresidente della Camera, per dieci anni membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, e dal ’97 al 2005 presidente dell’inutile, quando non dannosa, Authority Garante della privacy) ottenendo infine il massimo della visibilità politica solo grazie alla sponsorizzazione – poi rapidamente e bruscamente ritirata – di Grillo? O da un leader della Fiom che ha ottenuto, grazie a Marchionne, una corale sponsorizzazione dal sistema massmediatico ma che è già rientrato nell’alveo normalizzatore della Cgil e che non potrebbe mai trasferire sul piano politico il peso di una Fiom i cui iscritti, a larga maggioranza, votano proprio per quel PD fin qui denunciato come “traditore della Costituzione”, o per il suo “satellite” vendoliano? Peraltro la manifestazione del 12 ottobre è stata costruita in opposizione aperta, distacco e lontananza colpevole e miope, rispetto a quelle, ben altrimenti significative, del 18 e 19 ottobre (18 ottobre sciopero e manifestazione nazionale dei Cobas e del sindacalismo conflittuale; 19 ottobre, manifestazione nazionale dei movimenti della casa e contro le Grandi Opere distruttive: più di centomila persone in piazza complessivamente) che Paolo non cita, forse per questioni di tempo (uscita di Micromega obbligata prima del 18?) o forse per disinteresse. Perché, come scrive su Micromega online, Carlo Formenti, efficace giornalista ed analista economico e politico, e vostro collaboratore fisso: “ Oggi esiste una sola sinistra, ed è la sinistra antagonista dei movimenti che hanno manifestato il 18 e il 19. Aspettiamo che ne prendano atto anche coloro che qualche giorno prima, il 12, hanno manifestato in difesa della Costituzione. Aspettiamo che capiscano che capitalismo e democrazia hanno divorziato da un pezzo e non torneranno mai più a convivere, e che quanto resta – sempre meno – di una Costituzione di cui i governi degli ultimi decenni – di destra o di “sinistra”- hanno fatto strame, si può difendere solo lottando assieme al popolo degli antagonisti, per avviare un processo costituente che riprenda ed ampli quanto rimane di vitale del testo che ci ha consegnato la Resistenza, e non con nostalgiche celebrazioni di un passato morto e sepolto”. Forse è esagerato dire che quella del 18 e del 19 ottobre è l’unica sinistra esistente. Ma di certo la conflittualità contro il Sistema non si costruirà in Italia al di fuori del tentativo che fin dall’inizio del secolo (Genova, movimento no global e alleanze sociali altermondialiste), e con alterne fortune, i Cobas e altre strutture antagoniste stanno compiendo per saldare la più vasta alleanza sociale antiliberista, che eviti gerarchie tra conflitti e tra forze organizzate, nonché “reductio ad unum” in un partito novecentesco, ma cerchi un’unità stabile, e alla pari, tra le varie componenti del potenziale fronte anticapitalistico e anti-Sistema. E’ da un tale fronte sociale unitario e in movimento che possono scaturire leadership paritarie ed utili, non il contrario. Sono i movimenti a creare e ad utilizzare eventualmente i leader, non i leader, peraltro presunti tali o puramente massmediatici come nel caso dei nomi fatto da Paolo, a costruire e unificare i movimenti e la lotta anti-Sistema.

13 febbraio 2013

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