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Forum sociale mondiale di Belem

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Piero Bernocchi

Forum sociale mondiale di Belem

Si e’ concluso assai positivamente il Forum sociale mondiale di Belem, l’edizione (l’ottava, perche’ una delle nove citate era in realta’ la Giornata di Azione Globale e non un Forum vero e proprio) a nostro avviso piu’ rilevante, significativa e dagli effetti piu’ dirompenti e duraturi.

 

L’ultima giornata era la piu’ delicata e la piu’ complessa, perche’ si trattava di sperimentare sul serio la proposta fatta dai membri del Coordinamento italiano presenti nel Consiglio Internazionale (Bernocchi, Bolini e Mecozzi) di superare la scissione tra Forum che solo discute e confronta tesi e programmi e Forum che promuove iniziative, campagne e lotte per cambiare concretamente il mondo. La proposta prevedeva che il superamento venisse praticato nell’ultima giornata del Forum tramite Assemblee tematiche nella mattinata, seguite (ed era sulla carta il passaggio piu delicato) da un successivo tentativo di sintesi in quella che avevamo proposto di chiamare “Assemblea delle assemblee”, ove concentrare strategie, programmi, lotte e iniziative per il 2009. C’erano molte incognite sulla giornata: 1) la possibilita’ di avere una marea di assemblee tematiche non convergenti e dispersive, come era avvenuto in un primo abbozzo del genere messo in atto nella precedente edizione di Nairobi; 2) le obiettive difficolta’ di sintesi tra le assemblee tematiche nell’assemblea generale; 3) i contrasti sui contenuti, una volta che diventano di fatto comuni le iniziative avviate (penso solo alla delicatezza della questione palestinese che e’ stata al centro dei ragionamenti di molte assemblee); 4) la possibilita’ che ci fossero contraddizioni e contrasti tra la “vecchia” Assemblea dei movimenti sociali (la struttura che finora era servita a prendere iniziative) e la “nuova” Assemblea delle assemblee. Eppure, quasi incredibilmente, si è riusciti a far filare tutto liscio, nonostante una generale disorganizzazione pratica in tanti passaggi del Forum: basti pensare all’insistenza con la quale gli organizzatori locali e il gruppo “storico” brasiliano hanno voluto che l’Assemblea finale si svolgesse all’aperto, nonostante a Belem sia piovuto in continuazione, senza traduzioni (unica eccezione per i palestinesi, gli altri tutti in spagnolo o portoghese), affinche’ prevalesse un’aria da festa popolare. Cio nonostante, si e’ riusciti (e ancora una volta il contributo del gruppo di Coordinamento italiano e’ stato rilevante) a gestire in maniera soddisfacente, tenuto conto delle enormi difficolta’ obiettive, i passaggi piu delicati: l’Assemblea dei movimenti sociali, che ha accettato l’inclusione nella piu’ generale Assemblea finale, la raccolta in un numero limitato ma onnicomprensivo di Assemblee tematiche l’arcobaleno di temi, campagne e lotte in campo; l’armonizzazione dei risultati delle assemblee nella conclusione unitaria. Le proposte programmatiche e le iniziative scaturite dalla gran parte delle Assemblee tematiche sono di assoluto rilievo, decisamente anticapitalistiche nella sostanza, ma con linguaggi e tematiche innovative. Il contributo delle comunita’ indigene e’ stato esaltante, straordinariamente unitario (tutte le comunita’ hanno concordato sul documento finale) e a tutto campo, riassunto nella formula del “buen vivir” come descrizione concreta dell’altro modo di organizzare il mondo che tutti vorremmo. Addirittura fulminante il senso della proposta di mobilitazione mondiale per il 12 ottobre 2009, anniversario della “scoperta” dell’America: non vogliamo che sia un giorno di lamentazioni, hanno detto gli indigeni, per i soprusi e le violenze subite, ma un giorno di riflessione sul fatto che quella data segna un salto di qualita’ nello sfruttamento e nella distruzione di esseri viventi, natura, sentimenti e idee ad opera dei potenti del mondo: e che dunque il riequilibrio e la salvezza del mondo puo’ avvenire solo se, insieme alla fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo (e sopratutto sulla donna) ci sia anche la fine dello sfruttamento selvaggio degli altri esseri viventi e della “pacha mama”, della Madre Terra, con la quale gli indigeni si sentono tuttora in armonia. In assoluta sintonia con le comunita’ indigene, che hanno giustamente dominato la scena, i risultati delle assemblee ambiente e cambi climatici (che ha prodotto la giornata mondiale di mobilitazione a dicembre 2009 in coincidenza con il vertice mondiale di capi di stato e governo sui cambi climatici a Copenaghen), acqua (la settimana di mobilitazione a marzo 2009 in coincidenza con il Forum mondiale acqua di Istanbul), donne e, con particolare rilievo e partecipazione emotiva, le due assemblee “sorelle” sulla guerra e sulla Palestina che hanno prodotto la mobilitazione mondiale del 4 aprile 2009 (gli europei saranno tutti a Strasburgo) contro il 60 anniversario della Nato (parola d’ordine “60 anni di Nato sono troppi:sciogliamo la Nato”), per la chiusura di tutte le basi militari (impedendone nuove costruzioni: particolare menzione per Vicenza) e lo smantellamento degli armamenti nucleari; e nel contempo, con una solidarieta’ totale di tutti, la giornata mondiale a fianco del popolo palestinese e contro i crimini di guerra e l’apartheid israeliano del 30 marzo 2009. Insomma, l’Assemblea delle assemblee ha sanzionato e evidenziato una grande alleanza programmatica anticapitalistica e innovativa di grande valore: e questa alleanza e’ apparsa cosi’ forte, cosi’ significativi sono apparsi i movimenti sociali da spingere quattro presidenti latinoamericani a dichiarare la loro totale “dipendenza” dai movimenti stessi. Infine, e’ il caso di sottolineare che il gruppo italiano ha avuto una notevole rappresentanza dal megapalco dell’assemblea finale, risultando la delegazione piu rappresentata (tre interventi, uno il mio a nome dell’Assemblea guerra e poi quello di Mecozzi – lavoro – e di Fattori per la campagna sull’acqua) dopo quella brasiliana; e che in qualche misura ha provato a riscattare l’orrenda immagine che anche in questi giorni le istituzioni e la stampa (a eccezione di Liberazione e Manifesto) hanno dato del nostro paese, parlando del Brasile non per evidenziare gli strordinari avvenimenti legati al Forum ma per discettare di interruzioni di rapporti diplomatici e partite di calcio per rappresaglia sul “caso Battisti”.

 

Piero Bernocchi