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FERMATO A ROMA PERCHE’ CHIEDE LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER

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Notizia scritta il 27/03/14 alle 09:37. Ultimo aggiornamento: 27/03/14 alle: 18:04

leonard01Fermo di polizia attorno alle 9 di questa mattina in piazza San Pietro a Roma: il nostro collaboratore Andrea De Lotto è stato fermato da alcuni agenti della Digos perchè ha alzato uncartello che chiedeva la liberazione di Leonard  al presidente degli Usa oggi a in visita a Roma.

La corrispondenza con Andrea dal commissariato Ascolta

Aggiornamento ore 12.40: Andrea dopo diverse ora in commissariato è stato rilasciato.Ascolta la corrispondenza.

Barack  intanto  è arrivato a Roma e ha iniziato il suo tour. Stamattina in Vaticano, dove si è incontrato con Bergoglio, da mezzogiorno al Quirinale con Napolitano mentre alle 15 è atteso a Villa Madama dove vedrà il Presidente del Consiglio Renzi. Alle 17 è prevista una sua visita turistica al Colosseo. Nel mezzo il corteo presidenziale. La capitale è militarizzata e già stamattina.

Alle 16 di oggi prevista una manifestazione in zona ambasciata statunitense, tra via San Isidoro e Piazza Barberini. Diverse realtà di movimento e del sindacalismo di base si danno appuntamento per contestare il presidente degli Stati Uniti. Una protesta contro la guerra globale, il Muos, il trattato commerciale con l’Europa, l’appoggio ad Israele e per la liberazione dei prigionieri politici, tra cui appunto Leonard Peltier ma anche Mumia Abu Jamal e i tre cubani dei cinque arrestati nel lontano 1998 con assurde accuse di terrorismo e che ancora giacciono nelle carceri statunitensi. Ascolta l’intervento di Piero Bernocchi, della Confederazione Cobas e Marco Bersani di Attac.

Di seguito il comunicato che annunciava l’iniziativa di oggi:

INCONTRO OBAMA-PAPA FRANCESCO: GIOVEDÌ MATTINA IN P.ZZA SAN PIETRO PRESIDIO PER LIBERAZIONE LEONARD PELTIER

Giovedì 27 marzo 2014, in occasione dell’incontro tra il Papa e il presidente Usa, Barack Obama, il comitato di solidarietà con Leonard Peltier sarà a Roma, in piazza San Pietro, dalle 9 alle 13, per ricordare al mondo che quest’uomo è ingiustamente in carcere negli Usa da più di 38 anni e chiedere a Obama un atto di clemenza, firmando per la sua liberazione.

Accusato della morte di due agenti dell’Fbi, avvenuta il 26 giugno 1975, al termine di una giornata di conflitto a fuoco durante la quale vennero sparati migliaia di colpi, Peltier, attivista statunitense per i diritti dei nativi americani, fu arrestato il 6 febbraio 1976 in Canada. Gli Usa ottennero la sua estradizione con prove così palesemente false che, successivamente, il Canada protestò con gli Stati Uniti. Due co-imputati, arrestati e processati prima di lui, vennero assolti per mancanza di prove; anche vi fossero state, per loro sarebbe stata dichiarata la “legittima difesa”. Il processo a Peltier si svolse di fronte a una giuria di soli bianchi, in una città a profonda tradizione razzista: Fargo. Peltier venne condannato, senza prove certe, a due ergastoli consecutivi e a nulla valsero le indagini balistiche successive, che lo avrebbero scagionato. Venne respinta anche la possibilità di riaprire il processo. Gli stessi giudici, a posteriori, ammisero che non vi erano prove che fosse stato Peltier a sparare, ma che rimaneva il reato di “favoreggiamento”.

Da 13.900 giorni Leonard Peltier è in carcere, capro espiatorio delle lotte per i diritti dei nativi americani. Il suo stato di salute peggiora: è già stato operato a una mascella, è quasi cieco da un occhio e soffre di diabete e di prostata. A settembre 2014 compirà 70 anni. Solo un atto di clemenza del Presidente Obama può liberarlo. È quanto gli chiederemo, ancora una volta, giovedì 27 marzo, in Piazza San Pietro.

In passato si sono espressi per la liberazione di Leonard Peltier personaggio di spicco del mondo politico e della difesa dei diritti civili come Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, Michail Gorbaciov, il Dalai Lama, Rigoberta Menchù, insieme ad artisti e registi come Sting, Paul Mc Cartney, Madonna, Michael Moore, Susan Sarandon, Robert Redford e a centinaia di migliaia di cittadini che in tutto il mondo hanno più volte firmato petizioni per la sua liberazione.

“Per quest’uomo la giustizia è stata evasiva. Se alla questione non viene posto rimedio o se non si intraprende qualche azione, presto sarà troppo tardi per qualsiasi giustizia. Una tragedia di queste proporzioni non può essere permessa”.

Arcivescovo Desmond Tutu