Malgrado la pandemia incombente, nonostante il tempo inclemente che ha colpito un po’ tutta Italia ,lo sciopero generale della scuola – convocato dai COBAS e CUB da una parte, e da Cgil, Ui, Snals,Gilda e Anief dall’altra – e le manifestazioni di piazza odierne sono stati i più partecipati degli ultimi 6 anni, dopo lo sciopero del 2015 contro la sedicente “buona scuola” di Renzi, che fu addirittura il più partecipato di tutta la storia della scuola della Repubblica. Tante scuole chiuse, e una ripresa del conflitto, pur in condizioni assai difficili, che era tutt’altro che scontata, tenendo conto tra l’altro che come sindacalismo conflittuale avevamo già chiamato allo sciopero i lavoratori/trici l’11 ottobre scorso.

In particolare, migliaia di docenti ed Ata, ma anche genitori e studenti, hanno partecipato alle dieci manifestazioni regionali o provinciali convocate dai COBAS e dalla CUB a Roma (Ministero Istruzione), Bologna, Firenze, Napoli, Torino, Palermo, Pisa, Catania, Genova e Livorno. Il tema-base del nostro sciopero e delle nostre manifestazioni è stato la constatazione che, dopo decenni di tagli alla scuola e due anni di emergenza, l’esecutivo Draghi sta proseguendo, in linea con i governi precedenti, nell’attacco al diritto all’istruzione e ai lavoratori/trici della scuola, perché, nonostante l’enorme disponibilità di fondi europei,  nel PNRR e nel disegno di legge di bilancio 2022, l’istruzione pubblica continua ad essere finanziata al di sotto della media OCSE (-24 miliardi). Prosegue anche l’umiliazione di docenti ed Ata, che dopo 13 anni di blocco salariale hanno perso almeno il 20% del valore reale del proprio stipendio.

L’aumento medio per il nuovo contratto, tra docenti ed Ata e dalla primaria alle superiori, non supera la pagliaccesca cifra di 40 euro nette, mentre si parla di grotteschi aumenti “di merito”, intesi a compensare un’indefinita “dedizione al lavoro”. Non c’è la necessaria stabilizzazione del personale precario, docente e ATA. Manca la  riduzione strutturale del numero di alunni/e per classe, così come manca un piano reale di intervento, immediato e protratto nel tempo, per risanare e mettere a norma gli edifici scolastici, tutti strumenti indispensabili per combattere, insieme alla vaccinazione di massa volontaria della categoria, la pandemia. Fermo restando – si è detto nel corso delle manifestazioni – che noi riteniamo la campagna di vaccinazione e la sospensione dei brevetti sui vaccini strumenti fondamentali, ma non unici, per combattere la pandemia, non si può non sottolineare la contradittorietà e assurdità dii provvedimenti che da un lato allentano le misure anticovid nelle scuole (distanziamenti, tracciamenti, quarantene, ecc…), dall’altro impongono la vaccinazione obbligatoria per una categoria che è già vaccinata al 95% e lavora in presenza con una massa di studenti e studentesse, non vaccinate/e né controllate/i, e alle quali non si può applicare l’obbligo vaccinale se non violando il diritto all’istruzione.

Nel corso delle manifestazioni, COBAS e CUB hanno chiesto tra l’altro  il rinnovo immediato del CCNL, con aumenti significativi uguali per tutti/e, con il pieno recupero del potere d’ acquisto perso nei tanti anni di blocco salariale, senza alcuna differenziazione in base al presunto “merito” o “dedizione al lavoro”;  la centralità della scuola nel PNRR, innanzitutto attraverso un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza; la   riduzione strutturale del numero di alunni per classe (massimo 20; 15 in presenza di alunni diversamente abili);  un piano straordinario di assunzioni, ad iniziare dai “precari”, sulla base di un percorso per titoli (docenti 3 anni scolastici, ATA 2 anni);  la conferma e stabilizzazione dell’organico Covid docente e ATA; favorire la vaccinazione volontaria, abolire nelle scuole l’obbligo vaccinale e le sanzioni correlate, garantire la gratuità dei tamponi per l’accesso ai luoghi di lavoro, tutelare la salute di lavoratori e studenti con presidi sanitari permanenti nelle scuole, sanificazione e ventilazione forzata degli ambienti.

Grande attenzione è stata dedicata, poi, alla lotta contro l’Autonomia differenziata e ad ogni forma di regionalizzazione della scuola e dei servizi pubblici, nonchè alla richiesta storica del sindacalismo conflittuale di porre fine al monopolio sindacale delle organizzazioni concertative, per una vera democrazia sindacale che restituisca ai lavoratori la facoltà di decidere su contratti, rappresentanza, diritto di sciopero.

Piero Bernocchi    portavoce nazionale Confederazione COBAS

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