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Ha scritto di Piero Bernocchi la Stampa italiana

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Tra le migliaia di articoli che la stampa italiana ha dedicato nell’ultimo mezzo secolo a Piero Bernocchi, a sue iniziative (e delle organizzazioni o movimenti di cui è stato portavoce o protagonista), interviste, prese di posizioni (la grande maggioranza di tali articoli li potete trovare, con opportuna cronologia degli eventi ai quali ci si riferisce, in altra parte del sito) ne abbiamo scelto una selezione, dal 2000 ad oggi, da cui più traspare, oltre al ruolo cruciale esercitato nei conflitti e politici di questi anni, sul piano nazionale e internazionale, anche l’immagine prevalente di Bernocchi che i mass media (TV e radio comprese), in genere, hanno presentato ai lettori/trici e/o ascoltatori/trici. E cioè quella, elencando alcune delle definizioni riservategli, di un “rivoluzionario di professione”, ”antagonista antisistema“, “contestatore anticapitalista a tempo pieno”, “onnipresente e sempreverde protagonista dei movimenti da mezzo secolo”, “unico essere umano al mondo completamente immutato da quarant’anni”, “incontrastato leader di piazza e di corteo”, “punto di riferimento fisso di prefetti, questori, giornalisti, manifestanti”. Ecco alcuni esempi.

“Bernocchi l’ho conosciuto nella primavera del ’68. Era stato uno dei protagonisti della battaglia di Valle Giulia, che diede il via al Sessantotto. Era un leader, contestava la scuola di classe, la borghesia e il capitalismo, il ministro dell’Istruzione Gui, che dopo pochi mesi cadde. Bernocchi no, restò alla testa del movimento e da allora, sempre con le stesse idee, contestò e vide cadere 28 ministri della Pubblica istruzione, tra i quali due futuri presidenti della Repubblica, Scalfaro e Mattarella. Oggi Bernocchi è sempre lì, non ha mai cambiato idea, ha sempre guidato una sinistra molto radicale, anche negli ‘anni di piombo’, senza mai farsi sfiorare dalla lotta armata. Ha guidato i movimenti pacifisti, i no global, i Forum mondiali, ma è sempre rimasto anche un sindacalista e nelle lotte della scuola ha creato il suo regno. Oggi la politica è essenzialmente trasformismo. Piero Bernocchi è l’esatto opposto, in quasi mezzo secolo non si è spostato nemmeno di un centimetro. E’ uguale ad allora persino di aspetto, sfiora i settant’anni ma sembra un ragazzetto…Bernocchi ha perso tutte le battaglie. Però molto spesso aveva ragione. Forse aveva ragione quasi sempre (Piero Sansonetti, Il Garantista, 19 maggio 2015).

In lui la figura del contestatore assume i contorni della vocazione, di un rivoluzionario di professione presente da quasi mezzo secolo ad ogni appuntamento con la storia, alla testa di tutti i movimenti dal’68 in poi, con i capelli che restano neri come la pece (Enrico Mentana, Bersaglio Mobile, La 7, 14 novembre 2014)”.

Piero Bernocchi è l’unico essere umano al mondo che sia rimasto completamente immutato in questi ultimi quarant’anni, e sono sicuro che i quarant’anni che gli restano da vivere Piero li trascorrerà tutti a guidare proteste di Cobas che più rauche sono e meglio è (Giampiero Mughini. Dagospia, 11 dicembre 2006)”.

Non è un uomo, è una macina. Ha ‘triturato’ in tutta semplicità e candore, tutti i movimenti dagli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta e: ‘Guarda, di nuovo Bernocchi’, dicono ancora negli anni Duemila. Lui c’è. C’è sempre ( Andrea Marcenaro, Il Foglio, 29 ottobre 2008)”.

Se stiamo alle cronache recenti, Piero Bernocchi è il grande capo dei Cobas. Ma se guardiamo un po’ più indietro, scoprirete che è l’unico, incontrastato leader di piazza e di corteo, uno che i movimenti politici italiani li ha attraversati e guidati praticamente tutti…Uno abilissimo a stare dentro la protesta radicale, senza però mai scivolare nell’estremismo. Quindi, uno utilissimo nei meccanismi democratici di un paese (Ghost, Corriere della Sera supp. Io donna, 23 giugno 2007 )“.

Piero Bernocchi, leader dei Cobas, è antagonista in servizio permanente. Con il vecchio Piero feci la prima occupazione di facoltà e manifestazione di piazza quarantasette anni or sono. Come tutti quelli fisicamente ben allenati che sembrano sempre baciati dall’eterna giovinezza, è uguale a quello di un tempo, il viso solo leggermente più segnato, il corpo da cultore delle arti marziali. Non ha mai avuto dubbi, è sempre stato dalla parte degli umiliati e degli offesi, quando si dice una traiettoria lineare, un’autostrada senza caselli d’uscita. Il tempo non sempre è galantuomo, a volte è inutile. In politica refrattario è chi trasforma la coazione a ripetere in coerenza personale: così non si rigenera, non cambia, non vive, e in attesa della palingenesi finale si riduce a testimone di un passato che non ha presente (Lanfranco Pace, Il Foglio, 3 marzo 2015).

“Bernocchi è Bernocchi, senza se e senza ma, e ha la miracolosa facoltà di non invecchiare e nemmeno di ravvedersi. Mai un momento di stanchezza, una defaillance, un pentimento anche piccolo, un’ombra di ‘nuovismo’ oggi tanto di moda. Niente, zero…Contesta a tutto campo il leader Cobas e sempre in modo diretto, senza politichese, abbondano la passione, l’incazzatura e anche la lucidità di chi è sempre stato ‘dentro’ nella lotta e sempre da una parte sola. Bernocchi, uno che da 40 anni alle offerte di un posto in Parlamento, risponde: no grazie, preferisco stare con i movimenti. Uno che, dopo quaranta anni di ‘carriera’ vanta un reddito mensile di 1700 euro. Non sarà ‘pazzo’? (Maria R. Calderoni, Liberazione, 21 maggio 2008).

Bernocchi lo conoscete anche voi, l’avete visto, da 40 anni. In tutte le riprese TV di tutte le manifestazioni e cortei ‘antagonisti’. E’ quello che tratta i percorsi con questori e prefetti, che ammonisce ministri e autorità varie…Rivoluzionario di professione? Bernocchi ha inventato la rivoluzione come impiego ed ha conservato il posto…Come impiegato della rivoluzione meriterebbe finalmente riposo. Ma la storia glielo nega: ultimamente ha organizzato e incarnato una delle due piazze che dovevano spezzare le reni a Bush e anche a Prodi (nds. la manifestazione anti-Bush del 9 giugno 2007). Alla conta dei manifestanti, sua è stata la piazza vincente. Lo hanno riconosciuto contriti sia Giordano sia Diliberto, che gli hanno reso entrambi l’onore della ragion politica. Lunga lotta, dunque, all’intramontabile Bernocchi, uno che è arrivato a 60 anni facendo sempre la stessa strada: in corteo (Mino Fuccillo, Giudizio Universale n.25, luglio/agosto 2007 )”.

“Piero Bernocchi figurerebbe bene sul palcoscenico di un teatro, protagonista di una pièce drammatica. Invece fa il sindacalista: è il duro e indiscusso leader dei Cobas. Ma la ribalta ce l’ha ugualmente: sono le piazze nelle quali signoreggia da anni. E ha pure un pubblico affezionato: ora sono gli statali, ora gli infermieri, recentemente (ndr. la mobilitazione della scuola contro la legge 107 nella primavera-estate 2015) erano i docenti, i bidelli, i precari e gli studenti che hanno manifestato contro la scuola di domani prevista dal governo Renzi. Bernocchi ha una certa età, 67 anni, ed è un insegnante in pensione. Ma, come agitatore, non demorde: è in servizio permanente effettivo (Guido Quaranta, L’Espresso, 18 giugno 2015).

E’ nuovo allarme democratico nella scuola, contro i test Invalsi. Si ribellano i ragazzi con lo slogan ‘Siamo studenti non numeri’. Li spalleggiano gli insegnanti dei Cobas, guidati dall’antagonista globale in servizio permanente Piero Bernocchi classe ’47 e stessa pettinatura dai tempi di Valle Giulia (Il Foglio, 4 maggio 2016).

C’era prima, c’è adesso, ci sarà domani. I Movimenti nascono, crescono, muoiono come le certezze. Lui rimane a dispetto del tempo che passa, sempre con la stessa testa tricologicamente perfetta, capelli corvini e manco un filo di bianco. Protagonista ‘non pentito’ dei movimenti, non se ne è perso uno (Marco Imarisio, Corriere della Sera, 9 giugno 2007).

Sei il grande capo dei Cobas. Hai convocato lo sciopero per bloccare gli scrutini in tutte le scuole, sei nei titoli dei giornali ancora una volta. Con i tuoi 67 anni, gli ultimi 50 trascorsi a difendere i più deboli, potrebbe bastarti: e invece no, pensa Piero Bernocchi. Membro del Forum Sociale mondiale, ultimo incontrastato leader di piazza e di corteo, era a Valle Giulia quando le camionette della polizia sgommavano e poi non è più mancato (Fabrizio Roncone, Corriere della Sera, 18 maggio 2015).

Spicca tra le valutazioni l’”immutabilità fisica e politica“ di Bernocchi- pure con il costante riferimento alle ”anomalie” della capigliatura “rigogliosa e permanentemente corvina” e del fisico “palestrato da ventenne”– lo stare “sempre dalla stessa parte, senza una defaillance o un pentimento”, il suo non aver mai cambiato idea e posizione a fianco dei più deboli, sfruttati, diseredati, emarginati. Quasi del tutto assente è invece la valutazione della sua produzione teorica e della sua attività di scrittore/saggista,. Il ché, in certi commenti malevoli, permette di presentare l’immagine di un leader “refrattario, con coazione a ripetere, che non si rigenera”, “bloccato” in una sorta di fissità, “prigioniero di un passato che non ha un presente”: immagine che peraltro contrasta platealmente con la capacità, ripetutamente dimostrata (come lodevolmente scrive ad esempio, nel brano qui citato, Piero Sansonetti) da Bernocchi, di ritrovarsi sempre protagonista di movimenti, lotte ed organizzazioni che, in decenni e situazioni diverse, hanno sovente messo in difficoltà il quadro politico e i partiti e sindacati esistenti.

Resta questa coltre di oscurità e rimozione del profilo teorico, ideologico, filosofico e culturale di Bernocchi,  a dispetto del migliaio di articoli e saggi nonché dei 15 libri da lui prodotti in mezzo secolo: fino alla complessa, originale, innovativa – e assai apprezzata, come si potrà verificare in altra parte del sito, dai pochi specialisti che vi si sono cimentati – elaborazione sul benicomunismo e su una possibile società postcapitalistica, radicalmente diversa, opposta e lontanissima dal “socialismo reale”. Tale oscuramento ha impedito a tanti commentatori, critici e opinionisti politici e sindacali di notare e segnalare le profonde differenze teoriche, ideologiche e culturali – soprattutto nei riguardi del marxismo, del leninismo e della disastrosa parabola del socialismo novecentesco, dell’analisi del capitalismo contemporaneo, delle classi, del ruolo dello Stato, dei partiti, dei sindacati e dei movimenti – tra il Bernocchi protagonista del ’68 e degli anni Settanta del secolo scorso, e il leader e portavoce dei COBAS e del movimento altermondialista/no-global (nazionale e internazionale) di questo secolo. Altro che “fissità”: si tratta di significative differenze che smentiscono palesemente la lettura prevalente di un esponente politico, sindacale e culturale immutato e immutabile, tenacemente e testardamente ancorato alle idee, alle esperienze e alle modalità politiche e ideologiche del ’68 e degli anni Settanta del Novecento: una “immutabilità” presunta che oltretutto renderebbe inspiegabile l’estrema adattabilità di Bernocchi a tutti i principali conflitti degli anni di questo secolo, che gli ha consentito di essere protagonista nei movimenti, organizzazioni e lotte del XXI secolo come nei decenni precedenti.