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Qui ed ora

Nè nostalgie nè abiure

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L’esordio di questo sito avviene in coincidenza con il 50° anniversario del movimento italiano e mondiale del 1968. Tale coincidenza potrebbe avallare un’immagine che in questi anni molti giornalisti, commentatori politici o di costume hanno diffuso a proposito della mia attività politica, sindacale, sociale e culturale: quella di un militante e intellettuale “folgorato” da tale movimento e conseguentemente rimasto confinato in quell’epoca, in quegli eventi e tendente a cercare di reiterare o riprodurre quell’esperienza.

“Bernocchi l’ho conosciuto nella primavera del ’68. Era stato uno dei protagonisti della battaglia di Valle Giulia, che diede il via al Sessantotto. Era un leader, contestava la scuola di classe, la borghesia e il capitalismo, il ministro dell’Istruzione Gui, che dopo pochi mesi cadde. Bernocchi no, restò alla testa del movimento e da allora, sempre con le stesse idee, contestò e vide cadere 28 ministri della Pubblica istruzione, tra i quali due futuri presidenti della Repubblica, Scalfaro e Mattarella. Oggi Bernocchi è sempre lì, non ha mai cambiato idea, ha sempre guidato una sinistra molto radicale, anche negli ‘anni di piombo’, senza mai farsi sfiorare dalla lotta armata. Ha guidato i movimenti pacifisti, i no global, i Forum mondiali, ma è sempre rimasto anche un sindacalista e nelle lotte della scuola ha creato il suo regno. Oggi la politica è essenzialmente trasformismo. Piero Bernocchi è l’esatto opposto, in quasi mezzo secolo non si è spostato nemmeno di un centimetro. E’ uguale ad allora persino di aspetto, sfiora i settant’anni ma sembra un ragazzetto…Bernocchi ha perso tutte le battaglie. Però molto spesso aveva ragione. Forse aveva ragione quasi sempre (Piero Sansonetti, Il Garantista, 19 maggio 2015).

In lui la figura del contestatore assume i contorni della vocazione, di un rivoluzionario di professione presente da quasi mezzo secolo ad ogni appuntamento con la storia, alla testa di tutti i movimenti dal’68 in poi, con i capelli che restano neri come la pece (Enrico Mentana, Bersaglio Mobile, La 7, 14 novembre 2014)”.

Piero Bernocchi è l’unico essere umano al mondo che sia rimasto completamente immutato in questi ultimi quarant’anni, e sono sicuro che i quarant’anni che gli restano da vivere Piero li trascorrerà tutti a guidare proteste di Cobas che più rauche sono e meglio è (Giampiero Mughini. Dagospia, 11 dicembre 2006)”.

Non è un uomo, è una macina. Ha ‘triturato’ in tutta semplicità e candore, tutti i movimenti dagli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta e: ‘Guarda, di nuovo Bernocchi’, dicono ancora negli anni Duemila. Lui c’è. C’è sempre. Numerosi i suoi saggi, variegata la gamma degli argomenti: il ’68, il ’77, il rapporto tra ’68 e ’77, per una critica del ’68, considerazioni sul ’68, dal ’68 all’Iraq, dal ’68 al movimento no global“ ( Andrea Marcenaro, Il Foglio, 29 ottobre 2008)”.

Con il vecchio Piero feci la prima occupazione di facoltà e manifestazione di piazza quarantasette anni or sono, nella primavera del ‘68. Come tutti quelli fisicamente ben allenati che sembrano sempre baciati dall’eterna giovinezza, è uguale a quello di un tempo, il viso solo leggermente più segnato, il corpo da cultore delle arti marziali. Non ha mai avuto dubbi, è sempre stato dalla parte degli umiliati e degli offesi, quando si dice una traiettoria lineare… In politica refrattario è chi trasforma la coazione a ripetere in coerenza personale: così non si rigenera, non cambia, non vive, e in attesa della palingenesi finale si riduce a testimone di un passato che non ha presente (Lanfranco Pace, Il Foglio, 3 marzo 2015).