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Bernocchi (Cobas): “Un anno tranquillo solo in apparenza”

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Con Piero Bernocchi, portavoce nazionale Cobas, parlamo della situazione politico-sindacale di questo ultimo scorcio di anno scolastico.

Domanda
Rispetto al passato l’anno scolastico in corso è sembrato più tranquillo, meno scioperi e meno manifestazioni.
Per quale motivo ?

Bernocchi
Dipende a quale genere di conflittualità ci si riferisce. Quella generale – modello lotta alla riforma Moratti o Gelmini – nell’ultimo anno non si è manifestata. E per vari motivi. Innanzitutto Carrozza si è mossa con circospezione, limitandosi a non ostacolare le derive della scuola-miseria e scuola-quiz. Poi, come da tradizione, i sindacati e i partiti di centrosinistra hanno dismesso ogni ostilità verso il governo “amico”, influenzando docenti e Ata che a loro fanno riferimento. Infine, la maggioranza dei lavoratori/trici ha interiorizzato l’idea che a causa della crisi economica non si possa restituire dignità e finanziamenti alla scuola pubblica e ai suoi protagonisti perché c’è “chi sta peggio di noi”, almeno fintanto che il salario, pur misero, e il posto di lavoro sono garantiti.

Insomma, la situazione è tranquilla …

Bernocchi
Non direi proprio; se guardiamo ai conflitti specifici, il 2013 e la prima parte del 2014 hanno visto in lotta, in forme nuove e incisive, tanti pezzi di categoria, più sofferenti e più direttamente minacciati nelle poche garanzie rimaste. E’ stato ed è un periodo di protagonismo dei docenti “inidonei”, i circa 4000 insegnanti colpiti da gravi patologie che si volevano “deportare” in attività Ata, che non avrebbero potuto per motivi fisici sostenere; e che con una mobilitazione incessante e commovente per intensità e coraggio, hanno bloccato il trasferimento coatto. Con loro hanno lottato e vinto i precari Ata che non sarebbero mai stati stabilizzati se gli “inidonei” fossero andati al loro posto. In questi giorni i Quota 96, che dovevano andare in pensione nel 2012, fatti “prigionieri” da Fornero, Letta e ora da Renzi ancora per 4 o 5 anni, si stanno battendo con tante iniziative per recuperare entro il 10 aprile (data in cui il governo deve trovare la copertura) il sacrosanto diritto alla pensione.
Ma sono anche in corso lotte importanti in difesa del diritto dei detenuti ad avere un’istruzione qualificata nelle carceri e a tutela degli ex-LSU che si vorrebbero licenziare. E l’elenco potrebbe continuare: tutte battaglie che siamo orgogliosi, come COBAS, di aver sostenuto quasi sempre da soli, con una mobilitazione permanente di piazza e con una trattativa altrettanto costante che ha evitato la “guerra tra poveri”.

A maggio ci sarà il vostro sciopero nei giorni delle prove Invalsi. Sembra ormai una sorta di rito….

Bernocchi
A noi sembra invece un rito distruttivo e insensato quello dei quiz Invalsi, reiterati malgrado il loro fallimento acclarato. E ora non è più solo l’opinione dei Cobas e dei docenti, anche universitari, e intellettuali che la pensano come noi: ma addirittura è l’ammissione dei nostri principali avversari in questa battaglia culturale e sindacale, e cioè la Fondazione Agnelli, finora protagonista dell’infatuazione “invalsiana”.
E’ curiosa questa “alleanza” Fondazione Agnelli – Cobas
Parlare di alleanza è del tutto fuori luogo. Diciamo piuttosto che è esplosa una furiosa diatriba per la gestione dell’Invalsi tra l’apparato ministeriale e le strutture legate alla Fiat e ad altre aziende, che tanto hanno brigato per imporre nella scuola la valutazione mediante quiz. E, con nostra sorpresa, proprio quegli ambienti industriali sostenitori dell’aziendalizzazione della scuola e dell’insegnamento, hanno scaricato ogni responsabilità per l’infimo gradimento dei quiz sul MIUR, accusato di essere il responsabile del tentativo di collegare premi e punizioni per i docenti ai risultati dei quiz, provocando così il rifiuto di massa rispetto ad essi: cosa che conferma Giannini, dicendo che, senza le punizioni per le scuole e per i docenti i cui studenti vanno male alle prove, i quiz sono un gioco inutile.

Ma voi pensate davvero che docenti e Ata siano disposti a perdere una giornata di stipendio per protestare contro i “quiz Invalsi”?

Bernocchi
Il nostro sciopero (6 e 7 maggio per la scuola dell’infanzia e primaria; 13 per le medie e le superiori, convocato con largo anticipo perché abbia la massima centralità) servirà a dare, insieme a studenti e genitori, il colpo decisivo alla traballante baracca Invalsi e alla funesta scuola-quiz. Però lo sciopero è promosso anche per restituire a docenti ed Ata gli scatti di anzianità e 300 euro mensili di aumento come parziale recupero del salario perso negli ultimi anni, per dire no ai soldi alle scuole private, alla riduzione di un anno della scolarità, ai BES, alle classi-pollai; per massicci investimenti nella scuola pubblica, per l’assunzione stabile dei docenti ed ATA precari, per il pensionamento immediato dei Quota 96.